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Sogno diventato realtà

· A cinquant’anni dalla «Nostra aetate» ·

"Nostra aetate ci dice che tutti i popoli includono una sola comunità e hanno una sola origine, e una è anche la loro meta finale: Dio. La sua provvidenza, la sua bontà, i suoi disegni salvifici si estendono a tutti. Per ebrei e cristiani, la fede in Dio ha determinate implicazioni che, così riteneva Giovanni Paolo II, obbligano ebrei e cristiani a lavorare insieme".

Lo ha detto il Il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan, in una conferenza dedicata ai cinquant’anni di "Nostra aetate", la dichiarazione conciliare riguardante il dialogo con i non cristiani, tenuta presso il locale Milstein Center for Interreligious Dialogue del Jewish Theological Seminary. Una di queste implicazioni, ha detto il porporato, "potrebbe essere il nostro insistere sulla dignità della persona umana, creata, secondo la Genesi, a immagine e somiglianza di Dio, fatta, come dice il salmista «poco meno di un dio». La seconda potrebbe essere la santità di ogni vita umana, mai il mezzo per un fine, bensì fine a se stessa. La terza potrebbe essere la fedeltà alla legge di Dio, verità, come ha commentato Giovanni Paolo ii sul monte Sinai, «inscritte nel cuore umano prima ancora di essere scolpite nella pietra», che non devono essere contraddette dalla volontà propria o dalla richiesta popolare.

La quarta potrebbe essere la solidarietà, la percezione che ci siamo dentro tutti insieme e che è molto meglio se siamo uniti e ci cerchiamo invece di rinchiuderci nelle nostre comodità. La quinta potrebbe essere la mutua visione del mondo. Ebrei e cattolici condividono le stesse lenti. Detto in parole semplici, la storia è la Sua storia. La storia della salvezza, alla quale credono ebrei e cristiani, è, di fatto, la storia del mondo.

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25 agosto 2019

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