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Il Signore chiama a salire sul monte

· Un appello rivolto a tutta la Chiesa e accolto da Benedetto XVI ·

Gesù, con chiarezza, aveva parlato ai discepoli, «a tutti», annota il Vangelo: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà!». Sorpresa, delusione, sconcerto. Otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e «salì sul monte a pregare». E lì il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè e Elia e parlavano del suo esodo. Pietro, frastornato, disse a Gesù: «Maestro è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne». Ma — commenta il Vangelo — «non sapeva quello che diceva». Mentre parlava ecco l’ombra avvolgente della nube, la paura e la voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo». Il grande iconografo, Teofane il Greco, nel 1378, a Novgorod (Russia), ha rappresentato la scena della Trasfigurazione con una icona di straordinaria bellezza e di ineffabili suggestioni. Non può sfuggire come sia Teofane che altri iconografi portino sul monte il peso che è proprio dell’umanità, il richiamo della pianura e la fatica della “metamorfosi”. All’inizio della Quaresima Benedetto XVI compie il gesto sorprendente e deciso di “rinunciare”, con piena libertà, al ministero di Vescovo di Roma, Successore di san Pietro. Poi, all’Angelus della domenica della Trasfigurazione, colloca questo gesto, con la sua gravità e novità, nel «continuo salire sul monte» che qualifica l’esistenza cristiana. Colui che ha chiamato il Papa a «salire sul monte» e ha trovato risposta generosa, libera e senza riserve, è per tutta la Chiesa appello a salire. Solo lassù la Chiesa sarà «senza macchia né ruga o alcunché di simile» (Efesini, 5, 27), ma ora, quaggiù, camminando nella tribolazione è chiamata a lavare le sue vesti, «rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (Apocalisse, 7, 14).

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14 ottobre 2019

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