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Il sesto cerchio
di Athletica Vaticana

· Presentata la prima associazione sportiva costituita nello Stato della Città del Vaticano ·

Sembrava fantascienza, una divertente commedia dell’assurdo, quando, nel 2012, uscì nelle sale il film di Raffaele Verzillo 100 metri dal paradiso. Quell’improbabile e un po’ scombiccherata nazionale olimpica del Vaticano — dieci “atleti-religiosi” radunati sotto la bandiera del Papa — che si preparava a partecipare alle Olimpiadi di Londra sembrava una burla, una scherzosa miscela di sacro e profano, colta a pretesto per parlare in maniera leggera dell’epica e dell’etica sportive.

Eppure alzi la mano chi, la mattina di giovedì 10 gennaio nella Sala stampa della Santa Sede, non ha almeno per un attimo ripensato a quella pellicola davanti alla presentazione ufficiale di “Athletica Vaticana”, la prima associazione sportiva costituita ufficialmente, e con sede, nello Stato della Città del Vaticano. Già, perché quelle canotte gialle e bianche con lo stemma pontificio che strappavano un sorriso nel film di Verzillo, raccolgono oggi veramente il sudore di una sessantina di atleti che hanno affidato alla corsa la loro passione dello sport e la loro voglia di portare per le strade il messaggio del Papa.

Si può ben dire che un sesto cerchio si sia idealmente aggiunto ai tradizionali simboli olimpici: quello del colonnato del Bernini. L’abbraccio architettonico più famoso del mondo ben sintetizza gli obbiettivi di Athletica Vaticana: rilanciare una testimonianza cristiana concreta, nella quale attraverso lo sport si parla di amicizia, fratellanza, inclusione e solidarietà. E così dal 1° gennaio 2019, Athletica Vaticana può partecipare ufficialmente alle manifestazioni podistiche in virtù di un’intesa bilaterale siglata con il Comitato olimpico italiano (Coni). Le firme sono state apposte l’11 settembre 2018 dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura — dicastero al quale la Segreteria di Stato ha affidato la cura dell’associazione sportiva — e da Giovanni Malagò, presidente del Coni. I due si sono ritrovati giovedì mattina nell’incontro moderato da Alessandro Gisotti, per la prima volta alla guida di una conferenza in qualità di direttore ad interim della Sala stampa. Con loro, a parlare con i giornalisti, c’erano anche Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, monsignor Melchor José Sánchez de Toca y Alameda, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura e presidente di Athletica Vaticana, e, in rappresentanza degli atleti tesserati (che vedono una significativa e qualificata presenza femminile), Michela Ciprietti, capitano della squadra e, nella vita di tutti i giorni, farmacista. Sì, perché Athletica Vaticana, ha spiegato la stessa Ciprietti, è una realtà assai composita: sono tutti amatori e fra i suoi ranghi annovera guardie svizzere, gendarmi, vigili del fuoco, operai, tecnici, tipografi, giornalisti, professori universitari, dipendenti della farmacia vaticana, dei musei, delle ville pontificie. Tutti al servizio della Santa Sede. Naturalmente, oltre al presidente Sánchez de Toca, sotto le insegne bianche e gialle dei runner vaticani ci sono altri sacerdoti e anche una suora, Marie-Théo Puybareau Manaud, superiora provinciale della congregazione romana di San Domenico.

Sono loro i “maratoneti del Papa” — così li ha definiti la stampa internazionale — che all’inizio delle gare distribuiscono a tutti la “Preghiera del maratoneta” (tradotta in 37 lingue). Loro che sostengono, di concerto con l’Elemosineria apostolica e insieme a campioni ben più titolati e affermati di loro (strettissima la collaborazione tecnica e umana con il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle), iniziative concrete di solidarietà. Loro che partecipano, la sera prima delle grandi maratone internazionali, alla “messa del maratoneta”, per condividere con gli atleti di tutto il mondo un momento di spiritualità.

Perché gli obbiettivi di Athletica Vaticana non sono strettamente agonistici — anche se Malagò, scherzosamente, si è detto preoccupato della concorrenza in caso di un’eventuale partecipazione futura ai Giochi olimpici — ma quelli di una testimonianza cristiana concreta, con iniziative spirituali e solidali. Quell’etica dello sport richiamata nei loro interventi dal cardinale Ravasi — «Triste è vedere», ha detto citando anche recenti fatti di cronaca, «che nello sport ci sono spettacoli squallidi come la violenza, il razzismo, il doping» — e dal presidente Pancalli il quale ha annunciato l’imminente firma di un’intesa anche fra Athletica Vaticana e Comitato paralimpico. Un orizzonte etico che ha spinto a inserire nello statuto dell’associazione la possibilità di tesserare atleti che non siano rigorosamente dipendenti e familiari di dipendenti vaticani, ma anche alcuni membri onorari. Così la squadra annovera tra le sue fila due giovani migranti musulmani e accoglierà a breve alcuni ragazzi con disabilità.

Perché, come amano ripetere i responsabili del team, per Athletica Vaticana la vittoria non sta nell’alzare le braccia sul filo del traguardo ma allargarle per abbracciare chi ti corre accanto.

di Maurizio Fontana

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23 gennaio 2019

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