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Il servizio della carità nella Chiesa

· Motu proprio «Intima Ecclesiae natura» ·

Rafforzamento del ruolo dei vescovi nell’organizzare le attività caritative e trasparenza nell’utilizzo del denaro raccolto: sono alcune delle linee operative contenute nel motu proprio di Benedetto XVI Intima Ecclesiae natura sul servizio della carità, pubblicato sabato mattina, 1° dicembre. Il documento pontificio completa un cammino di due anni di lavoro, intrapreso dopo che Papa Ratzinger, nella sua prima enciclica Deus caritas est, aveva rilevato come nella disciplina del vigente Codice di Diritto Canonico mancasse un’adeguata menzione dell’impegno che a tale riguardo assumono i vescovi.

Dopo aver riaffermato che «il servizio della carità è una dimensione costitutiva della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza», il documento ribadisce che i vescovi, come successori degli apostoli, hanno «la prima responsabilità della realizzazione del servizio della carità». E in quanto tali, devono manifestare un impegno concreto e un’attenzione particolare alla promozione di tale servizio a livello diocesano e parrocchiale, garantendo la comunione e il dialogo tra i diversi organismi caritativi ma anche vigilando per «impedire che vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalità di carità, proponessero scelte o metodi contrari all’insegnamento della Chiesa».

Ai presuli spetta anche il compito di formare quanti lavorano nell’ambito della carità della Chiesa, con l’obiettivo di educare tutti i membri della comunità al valore della «testimonianza di sobrietà cristiana»

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12 dicembre 2019

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