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​Il sergente Pepe
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· ​A Londra una mostra sugli anni Sessanta ·

Chi li ha vissuti non esita ancora oggi a definire favolosi gli anni Sessanta del secolo scorso, ricordandone l’afflato creativo e rivoluzionario, in parte utopico, che li animò. Chi è arrivato dopo ne coglie tuttora l’eco nelle storie dei personaggi che s’imposero in quegli anni e nelle loro idee o opere, che sono divenute icone senza tempo. Magari qualcuna un po’ meno brillante col passare degli anni, tuttavia pur sempre capace di suscitare un certo fascino. 

Manifestazione contro la guerra in Vietnam davanti alla sede del Pentagono (Berni Boston, Getty Images)

Ma cosa furono realmente gli anni Sessanta, qual è stata la loro importanza, che impatto hanno avuto sulla società contemporanea e dunque sulla vita attuale? Sono gli interrogativi a cui cerca di dare risposta «You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966 – 1970», l’originale mostra allestita al Victoria and Albert Museum (v&a) di Londra che aprirà i battenti il 10 settembre, che scandaglia le tendenze culturali, le battaglie politiche, le scoperte scientifiche che caratterizzarono in particolare l’ultimo lustro — 1826 giorni, precisano i curatori — di quel formidabile decennio.

Certo, non tutti condividono una lettura entusiastica del periodo, almeno non di tutto. E di sicuro i più critici non si troveranno a proprio agio visitando la mostra. Anche perché lo sguardo non è propriamente storico, concentrato com’è sui fenomeni giovanili che animarono quegli anni, la musica in particolare, con la sua scia di “fumo” e di acido lisergico che s’insinuò anche nelle arti figurative, alimentando le avanguardie più disparate. E ciononostante l’eredità lasciata è di quelle consistenti, non solo nei costumi. Si dovrà ammettere che molto di ciò che viviamo oggi, di ciò che per alcuni ha cambiato il mondo — in meglio o in peggio a seconda dei punti di vista — arriva proprio da lì.

Oltre 350 oggetti — foto, poster, dischi, libri, riviste, film, oggetti di moda e di design — che hanno definito la controcultura, raccontano infatti in che modo un’intera generazione, nata nell’immediato dopoguerra, si è scrollata di dosso quelli che considerava i limiti del passato e i modelli di vita dei loro genitori, rivoluzionando in modo radicale il modo di vivere proprio e delle generazioni a venire. E non a caso il titolo della mostra — corredata da un catalogo di 320 pagine ampiamente illustrato — è tratto dal verso iniziale di una nota canzone dei Beatles di quegli anni che ben descrive lo spirito dell’epoca, in cui la cultura giovanile catalizzò l’idealismo che l’alimentava, spingendo le persone a mettere in discussione costumi e strutture in ogni ambito della società.

di Gaetano Vallini

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21 agosto 2018

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