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Il senso
di un’Unione

· Papa Francesco al Parlamento di Strasburgo ·

Sono passati ventisei anni dal discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento europeo. Era l’11 ottobre 1988. La visita del Papa fu un preludio all’annus mirabilis dell’Europa: il 1989. Giovanni Paolo II e tutta la Chiesa ebbero un ruolo fondamentale nel processo che mise fine al giogo sovietico, nel sostenere la domanda di libertà, emancipazione e indipendenza di milioni di cittadini dell’Europa centro-orientale.
Nel 1988 Giovanni Paolo II parlava a deputati di dodici Paesi, eletti in rappresentanza di 330 milioni di cittadini. Papa Francesco parlerà a eurodeputati provenienti da ventotto Paesi, che rappresentano più di mezzo miliardo di persone. La speranza che Giovanni Paolo II ha contribuito a realizzare è oggi compiuta. La Chiesa ha sempre sostenuto l’Europa nella sua crescita, ma ha anche contribuito in maniera cruciale alla sua riunificazione.

Ma quale missione deve accompagnare l’Europa nel suo futuro? La visita di Papa Francesco aiuterà a rispondere a questa domanda, a spingere tutti gli europei a interrogarsi sul senso più profondo della nostra unione. Vogliamo un’Europa che sia solo un mercato unico per la libera circolazione di merci e capitali? O vogliamo un’Europa che rinnovi i valori di solidarietà, tolleranza, rispetto della persona e uguaglianza, che hanno ispirato i padri fondatori?
La visita di Papa Francesco non è un attacco alla laicità delle istituzioni europee. Laicità non vuol dire mancanza di dialogo. Laicità non vuol dire negare il pluralismo su cui l’Europa si fonda. Laicità significa autonomia, imparzialità, garanzia e libertà, non introspezione.
Gli obiettivi e i valori che ci uniscono sono molto più forti degli elementi di divisione. Spesso ce ne dimentichiamo. Come sindaco, nel portare aiuto ai senzatetto o nell’accogliere gli immigrati, ho sempre potuto contare sull’aiuto della mia diocesi. Come presidente del Parlamento europeo, non posso che riconoscere il ruolo di primo piano della Chiesa nel limitare i danni, materiali e immateriali, della crisi economica.
La presenza a Strasburgo di Papa Francesco, il Papa che è venuto dalla «fine del mondo», può servire a scuotere l’Unione dal preoccupante senso di smarrimento che, negli ultimi anni, ha condotto gli europei a cercare colpevoli più che a individuare soluzioni. Abbiamo un’agenda da condividere e una strada comune da percorrere. Questa strada deve condurre l’Europa verso le sue periferie, materiali e immateriali, geografiche e spirituali.
Uno dei primi atti pubblici di Papa Francesco è stata la sua visita a Lampedusa, a quella periferia dell’Europa dove la solidarietà, degli europei e tra gli europei, è fortemente messa alla prova. Non solo le parole, ma la storia stessa di Papa Francesco dovrebbe ricordarci che, così come oggi l’Europa è un luogo di immigrazione, a lungo è stata un continente di emigrazione. Che la soluzione per il futuro sta da un lato nel creare un sistema di immigrazione legale e dall’altro nell’aumentare lo sforzo perché l’accoglienza dei richiedenti asilo sia una responsabilità condivisa.
Ma le parole del Papa ci ricordano anche le altre “periferie” del nostro tempo: i giovani esclusi dal mondo del lavoro e dalla prospettiva di un futuro dignitoso, gli anziani che vengono lasciati soli e visti come un peso dalle famiglie e dalla società, i disoccupati che a lungo andare vengono inesorabilmente allontanati dal mondo del lavoro, le famiglie che sono respinte ai margini delle città senza accesso ai servizi sociali. Le nostre periferie sono complesse, isolate e poco accoglienti. Per trasformarle abbiamo bisogno di energia, tempo, fantasia e unità.
Abbiamo abbracciato la globalizzazione, non per farci travolgere da essa, ma per renderla umana, sociale e sostenibile. Abbiamo abbracciato l’Europa, non per difendere le nostre conquiste dietro un muro, ma perché sempre più persone possano godere dei nostri stessi diritti.
Ringrazio Papa Francesco per la sua visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, sono sicuro che contribuirà a risvegliare la vecchia Europa dal suo torpore e farla tornare tra la gente e nelle sue periferie.

di Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo

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