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Il senso della fede

· In un documento della Commissione teologica internazionale ·

Ad Assisi, il 4 ottobre 2013, Papa Francesco ha invitato i pastori a «camminare con il popolo», specificando «a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro. Davanti, per guidare la comunità; in mezzo, per incoraggiarla» e dietro «perché il popolo ha “fiuto”! Ha fiuto nel trovare nuove vie per il cammino, ha il sensus fidei, che dicono i teologi». 

Il Pontefice ama far riferimento a questo istinto soprannaturale (sensus fidei) che possiede il popolo di Dio. Vi vede una risorsa fondamentale per l’annuncio del Vangelo. Su questo tema la Commissione teologica internazionale pubblica, al termine del suo ottavo quinquennio, un documento intitolato Il sensus fidei nella vita della Chiesa e disponibile in diverse lingue sulle pagine internet della commissione sul sito della Santa Sede (www.vatican.va).

Il documento risponde a un duplice obiettivo. In primo luogo, fa il punto teologico su una nozione tradizionale che è stata rivalutata dal Vaticano II, al crocevia tra l’ecclesiologia rinnovata della Lumen gentium e la teologia fondamentale della Dei verbum. Confermando il ruolo insostituibile del magistero nella trasmissione della fede, il concilio ha voluto superare la dicotomia semplicistica tra una Chiesa che insegna (la gerarchia) e una che passivamente riceve gli insegnamenti (i fedeli). Ha ricordato che, con l’impulso dello Spirito di verità, il popolo di Dio nel suo complesso prende parte alla funzione profetica di Gesù Cristo e gode di un’infallibilità in credendo, tanto che il consensus dell’insieme dei credenti costituisce una testimonianza resa alla fede apostolica.

La recente consultazione delle Chiese particolari in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia poggia proprio sulla convinzione che l’insieme del popolo di Dio, grazie al senso della fede, è capace di discernere quali sono le vie del Vangelo per oggi. Ma non tutte le opinioni che circolano tra i battezzati derivano dal sensus fidelium, sicché il secondo obiettivo del documento è proprio quello di proporre criteri per discernere il sensus fidelium autentico e scartare le contraffazioni.

Per raggiungere questo duplice obiettivo, il documento si articola in quattro capitoli. Il primo presenta le fonti bibliche e ripercorre la storia della nozione di sensus fidei. I due capitoli successivi ne affrontano in modo più sistematico la natura e le manifestazioni. È l’istinto della fede, innanzitutto della comunità (sensus fidei fidelium) e poi di ogni credente in particolare nella misura in cui partecipa alla vita della Chiesa (sensus fidei fidelis). Questi due aspetti, personale ed ecclesiale, sono inseparabili. Quindi, il secondo capitolo riguarda l’istinto della fede di ogni credente e il terzo si dedica al ruolo del sensus fidei nella vita della Chiesa, concentrandosi su due tematiche: il suo valore prospettico e poi la sana interazione all’interno del triangolo tra sensus fidei, magistero e teologia.

Il quarto capitolo costituisce il punto culminante del documento poiché, basandosi su quanto detto in precedenza, tenta di rispondere alla domanda: come si può, nel frastuono delle opinioni, discernere la realtà del sensus fidei? Non è infatti raro che s’invochi il sensus fidelium per giustificare una resistenza a certi insegnamenti del magistero, ma non si può considerare come un’espressione del sensus fidei qualsiasi opinione, per quanto aritmeticamente maggioritaria, poiché «nell’universo mentale concreto del credente, le giuste intuizioni del sensus fidei possono trovarsi mescolate a diverse opinioni puramente umane» (n. 55).

Come si fa a scegliere? Il criterio è duplice. C’è un criterio oggettivo: la conformità alla tradizione apostolica. Una convinzione che non possa presentarsi come uno sviluppo omogeneo della fede apostolica non può esprimere il sensus fidelium. Ma il documento si occupa soprattutto dei criteri soggettivi, cioè delle qualità richieste ai credenti affinché siano veramente “soggetti” del sensus fidelium. Tali criteri si riassumono in una sola parola: ecclesialità, cioè partecipazione attiva alla vita della Chiesa.

Questi criteri di discernimento vanno applicati a due realtà importanti. Innanzitutto il documento sottolinea che la religiosità popolare, anche se deve sempre essere evangelizzata e resa più «ecclesiale», costituisce un’espressione privilegiata del senso della fede. Si occupa poi dei rapporti tra senso della fede e opinione pubblica. L’opinione pubblica è senza dubbio essenziale per il funzionamento delle società democratiche fondate sulla sovranità popolare. Ma, sebbene la Chiesa riconosca i valori della democrazia, è chiaro che nessun modello politico secolare potrebbe determinare la sua struttura e neppure la sua vita interna.

L’opinione pubblica, anche se ha un proprio posto nella Chiesa, non può quindi svolgervi lo stesso ruolo che nelle società secolari. La storia dimostra inoltre che il sensus fidei autentico è stato spesso sorretto da un “piccolo gregge” fedele agli insegnamenti evangelici. Comunque sia, «consultare i fedeli», secondo la formula classica di John Henry Newman, è una prassi sana e tradizionale che contribuisce alla vitalità di una Chiesa che annuncia il Vangelo.

Serge-Thomas Bonino
Domenicano, segretario generale della Commissione teologica internazionale

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