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​Il seme e le spighe

· ​A colloquio con l’arcivescovo Nosiglia sulla visita di Papa Francesco a Torino ·

Una città in continua evoluzione, piena di fermento e di contraddizioni, di tensioni sociali e di speranze per il futuro. È questa la Torino che si prepara ad accogliere Papa Francesco, in visita al capoluogo piemontese domenica 21 e lunedì 22 giugno. Ne parla l’arcivescovo Cesare Nosiglia in questa intervista al nostro giornale.

Il benvenuto a Papa Francesco sulla facciata del palazzo di Città (Ansa)

Quale città troverà il Papa ad accoglierlo?

Negli ultimi decenni Torino ha gradualmente modificato il suo status di città prevalentemente industriale e operaia in quello di città ricca di altri ambiti di lavoro e di cultura. Anche sul piano della fede cristiana e della tradizione religiosa la città mantiene la sua vivacità, ma risente molto delle difficoltà proprie di una società materialista ed edonista.

Cosa rappresenta la Sindone per Torino?

La Sindone per Torino è una delle realtà più presenti nel tessuto vitale della città, sia sotto il profilo religioso che sociale. Ne è la prova evidente il fatto che a ogni ostensione tutta la città si mobilita.

Il Papa incontrerà anche coloro che la società scarta, come anziani e malati. Quale ruolo ha l’opera del Cottolengo nella carità verso gli ultimi?

Il Cottolengo ha dato il via a quella Piccola casa della divina Provvidenza che è una città nella città, tanto è vasta, e accoglie innumerevoli persone anziane, malate, disabili, poveri, oggi anche immigrati e rifugiati, senza dimora, non solo di Torino ma di ogni parte d’Italia e del mondo. Egli credeva nella Provvidenza di Dio, per cui è riuscito a promuovere un’azione vasta e molteplice nei suoi servizi, ma soprattutto ricca sempre di quell’amore più grande che vede nei poveri e malati la persona stessa di Gesù, che va dunque accolto come un dono.

di Nicola Gori

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15 dicembre 2019

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