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Il segreto di Guardini

· La radice sacerdotale del pensiero del teologo italo-tedesco ·

Entrare nel mistero della vita, del pensiero e della relazione con l’Altissimo di Romano Guardini, lasciandosi condurre da Hanna Barbara Gerl Falkowitz è un’avventura indimenticabile. L’autrice di Romano Guardini. La vita e l’opera (Brescia, Morcelliana, 2018, pagine 528, euro 35) riesce a far risplendere i diversi prismi che ne costituiscono la complessa personalità: filosofo, teologo, letterato, esteta. Proprio perché si palesa come sua erede intellettuale, riesce a coglierne appieno la dimensione spirituale: un’esistenza in ginocchio all’insegna della verità.

Da autentico sacerdote, il pensatore italo–tedesco osa un rovesciamento che la biografa continua a sottolineare come importantissimo: «Solo chi conosce Dio, conosce l’uomo». Questa frase scelse come titolo per il raduno berlinese dei cattolici tedeschi nel 1952; e questo concetto avrebbe senza sosta proclamato ai giovani. «Conoscere qualcosa di Cristo o rimanere nella vicinanza del Signore è già in sé un atto santo. Ogni volta che un tratto della sua santa figura diventa vivo o una sua parola ci tocca, questo significa già un divenire interiore».

Il punto di partenza è l’esperire non con un’ottica antropologica ma nella rivelazione del Lògos, del mistero che si comunica alla persona che deve apprendere a inginocchiarsi, senza per questo perdere o non coltivare la propria razionalità e la propria cultura.

Come aveva indicato nel 1918 in Lo spirito della liturgia in cui insiste su il primato del Lògos sull’Ethos. Scatta il divenire della persona inserita nel mistero di Dio in totale e piena libertà in un’esistenza legata e votata alla ricerca della verità. Guardini si impone così come “un educatore alla verità”, costruendo uno sguardo escatologico sulla lotta di Dio con l’uomo: autentico nucleo del suo pensiero.

«Dappertutto l’uomo è prigioniero, ci sono leggi, necessità, quando il tempo è pesante bisogna farsene carico coraggiosamente, non vi si può cambiare niente. L’uomo è rinchiuso in abitudini e doveri quotidiani e, ciononostante, vi è in lui la forza misteriosa della libertà. Certamente la vita è abitudine, come una costrizione, come un orologio, ma sempre di nuovo arriva il momento della decisione, posso andare a destra e posso andare a sinistra. In certi casi la decisione è molto importante. Questo è forza dell’inizio. Un uomo mi viene incontro, dice qualcosa, posso rispondergli in un modo o in un altro, posso ricambiare una gentilezza in un modo o in un altro. Questo è forza di novità, nasce dallo spirito, dal cuore». Non con cedimento verso il romanticismo o l’illusione ma con fermezza: prima di agire bisogna assolutamente conoscere.

Il richiamo è sempre al cuore quale luogo, prettamente biblico, di decisione, di mutamento che si apre nelle sue reali possibilità di conquista e di perdita, di guadagno e cambiamento, ricco della propria libertà ma affidato e consegnato al pensiero di Dio. In una dinamica che si articola e si muove in Cristo. Amore e verità si richiamano e si fecondano.

Guardini educò la gioventù dapprima come assistente spirituale del gruppo Juventus a Magonza, successivamente con il Quickborn (fonte viva) al Castello di Rothenfels sul Meno.

Ispirò anche i ragazzi della Rosa Bianca che trovarono la forza di opporsi al regime nazista pagando la loro testimonianza con la vita.

Non viene celato, nel corso della serrata analisi cronologica, sia della vita sia delle opere, il lato debole del sistema nervoso di Guardini. Con attenzione sobria anche questa componente della sua personalità viene chiarita.

Gerl Falkowitz auspica un riconoscimento che in molti (o forse in tutti?) i lettori e gli estimatori di Guardini serpeggia e viene rafforzato dall’apertura del processo di beatificazione: Patrono spirituale e culturale d’Europa perché la Weltanschauung con tutta la sua potenza plasmatrice viene coniugata con una fede cristallina che insegna come gettare «lo sguardo di Cristo sul mondo».

Seguendo il ritmo delle pagine — stese in uno stile privo di retorica, pari a quello del suo Maestro, che non solo sfiora ma incide e costringe a prendere posizione — si percorre l’intera esistenza di Romano Guardini, vengono delucidate tutte le sue opere, gli studi monografici ed ermeneutici, e sciolti tanti enigmi relativi alla sua vita, per molti aspetti avventurosa: dal dover lasciare Berlino dal 1943 al 1945 e risiedere in un villaggio nell’Allgau svevo; al ritiro, non desiderato, dall’insegnamento; al cambiamento continuo di abitazione.

Come pure i tardivi riconoscimenti ufficiali per la sua opera di pensatore, educatore e testimone della fede, fino al suo rifiuto nel 1965 di diventare cardinale come avrebbe desiderato Paolo VI.

di Cristiana Dobner

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16 luglio 2019

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