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Il segno della gabbia

· Nel 1868 iniziò la passione di un gruppo di martiri ·

Sul finire del secolo diciannovesimo, dopo la fine dello shogunato di Togukawa, vennero allo scoperto — dopo un fatale incontro con padre Petitjean a Nagasaki — migliaia di cristiani nascosti.

 Se ne contarono 3.500. Il governo Meiji, ufficialmente iniziato nel dicembre del 1867, decise per la “rieducazione” di questi cristiani. Inizialmente uno studioso proveniente da Tsuwano (un piccolo ma importante centro situato nelle montagne a nord di Yamaguchi) suggerì di persuaderli, attraverso l’insegnamento, ad abbandonare la propria fede.

Ma poi prendendo atto del fatto che i cristiani non avrebbero mai abbandonato la propria fede venne adottata una nuova più drastica soluzione: trasferire quelle migliaia di fedeli, dividendoli in piccoli gruppi, in venti località diverse di tutto il Giappone: da Kagoshima — alla punta meridionale del Giappone — sino a Nagoya, a centinaia di chilometri di distanza da Nagasaki.

Perfino la piccola cittadina di Tsuwano venne scelta come località destinata alla “rieducazione”. Nel 1868 dunque un gruppetto di 28 cristiani vennero mandati qui e confinati in un tempio abbandonato. Le autorità decisero dunque di inasprire i loro metodi e presero ad adottare la pratica chiamata “la gabbia". Si trattava di una gabbia cubica il cui lato misurava un metro, costruita con l’intenzione di non permettere a coloro che vi fossero rinchiusi di potersi distendere né stare in piedi. Il primo ad essere rinchiuso nella gabbia fu il ventisettenne Wasaburo, il quale, esposto al freddo e senza cibo, morì venti giorni dopo. Il primo dei trentasei martiri di Tsuwano

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21 novembre 2018

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