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Il sangue versato e le geometrie del desiderio

· Due occasioni per rileggere René Girard ·

Alla ragguardevole età di ottantotto anni il critico letterario e antropologo delle religioni René Girard continua a essere presente sulla scena degli studi consacrati alla sua specialità. Due i titoli usciti in questo 2011 che sta per finire. Il primo tradotto in italiano Violenza e religione. Causa o effetto? (Milano, Raffaello Cortina, 2011, pagine 85, euro 11), il secondo in francese Géométries du desir (Parigi, L’Herne, 2011, pagine 218, euro 9,50). Entrambi dedicati alla ripresa di articoli, conversazioni o atti di convegni accademici, testi ai quali il comune lettore avrebbe avuto accesso difficile.

L’occasione è invece preziosa e da non lasciarsi sfuggire in quanto dà modo di verificare l’attualità e la tenuta della stupefacente teoria mimetica di Girard applicata alle religioni arcaiche, al mito, nonché alla religione cristiana.

Occasione offerta non solo a chi conosce già le opere fondamentali dello studioso francese pubblicate in Italia da Adelphi, La violenza e il sacro e Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo , ma anche a chi, stimolato dalla lettura delle recenti novità, abbia voglia poi di approfondirne il contenuto.

Vero è che in queste ultime le linee del pensiero girardiano sono esposte al completo ancorché in forma sintetica.

Si comincia dalla teoria dei rapporti interpersonali dominati dal desiderio messo in moto da quello altrui — teoria elaborata rileggendo i romanzi classici europei e riverificata sui testi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Si passa poi alla messa in luce della comunità i cui protagonisti della lite diventano folla compatta grazie al trasferimento su un presunto responsabile della colpa del contagio che li avrebbe distrutti.

È il momento del meccanismo vittimario e della divinizzazione del presunto colpevole, momento e meccanismi che, premiati dal ritorno miracoloso all’ordine e alla pace, richiedono di venir ripetuti se non altro in via preventiva dando così vita al mito e al rito sacrificale.

Si tenga presente che la violenza di cui si parla non è quella selvaggia e rivalitaria, ma quella che, in grado di fermare quest’ultima, viene detta di «contenimento» o fondatrice o rituale o meglio ancora sacra. Ma sempre violenza è, ancorché regolata da divieti e fatta rispettare dalle istituzioni.

Di qui il formarsi delle religioni arcaiche dalle quali i testi biblici e i Vangeli si distinguono in quanto oggetto della lenta e progressiva emersione dell’innocenza della vittima fino alla sua completa rivelazione, assente nel paganesimo.

In proposito, la conversazione che vede René Girard nella simultanea e inusuale veste del critico letterario e dell’antropologo è importante, in quanto mette a confronto miti e testi profetici da un lato e Vangeli e islam dall’altro, entrambi nella prospettiva del lettore o dello spettatore.

In questa luce si spiega perché, condizionato dall’estetica classicista, il gusto contemporaneo preferisce la vicenda di re Edipo alle pagine dei profeti biblici. La storia del monarca di Tebe raccoglie più consensi perché il protagonista che viene punito soddisfa il bisogno di catarsi.

Non altrettanto i salmi dai quali il lettore scorgendo «la pelliccia insanguinata della vittima» si ritrae. Lo stesso dicasi per quanto riguarda i Vangeli e il Corano.

La differenza tra cristianesimo, il cui Dio accetta di morire per salvare, e l’islam che «esclude che Dio possa accettare di soffrire» è evidente.

La centralità del tema della violenza non smette di occupare molte delle pagine in cui Girard risale alla violenza fondatrice.

Il riferimento va a quella che si annida surrettizia nelle istituzioni — esercito, polizia, carceri, sistemi giudiziari — gettando un’ombra inquietante sulla delega ad agire per conto di un potere superiore, delega e legittimazione i cui nodi i difensori della legalità e i non-violenti tentano di sbrogliare.

Per quanto l’impianto giuridico fondato sulla colpa presunta della vittima sia stato smantellato dalla rivelazione cristiana, quell’impianto striscia sul fondo e continua a farsi sentire.

Sarà per questo che, spaventato dalla potenza del Crocifisso su Dioniso, Nietzsche ha brandito il presunto risentimento cristiano per invocare il ripristino della purificazione pagana.

È sulla base di questa interpretazione sul permanere di forme sacrali che René Girard ha potuto vedere i pericoli successivi degli abusi che vanno sotto il nome della difesa demagogica della vittima, forme di accaparramento della pietà, di compassione obbligatoria praticata dai professionisti dell’indignazione, l’arte di creare nuove vittime fingendo di andare in loro soccorso.

Stando così le cose, il pericolo che corre l’uomo contemporaneo sembra essere il seguente: privato della rete sacrificale dei riti e dei divieti imposti dalle religioni arcaiche e esitante a cogliere la totalità del messaggio contenuto nella rivelazione di Cristo, che spiega chiaramente come dare la colpa al prossimo non salvi, egli rischia di dimenticare di non avere altra via di uscita che quella dettata dall’amore fraterno.

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20 settembre 2019

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