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Il salvataggio della Grecia continua a dividere l’Ue

· Martedì riunione straordinaria dell’Eurogruppo per superare lo stallo ·

Il salvataggio della Grecia continua a dividere l’Unione europea: intanto i rischi di default crescono e si intensificano le stime sulle dimensioni dell’intervento anticrisi. Per cercare di superare lo stallo attraverso l’adozione di un’efficace strategia condivisa, i ministri delle Finanze dei Paesi dell’euro zona si sono dati appuntamento martedì a Bruxelles per una riunione straordinaria che, rilevano gli analisti, si annuncia ad alta tensione. Al centro del braccio di ferro tra Berlino da una parte e Bce, Commissione e molti partner dall’altra, c’è il ruolo e il «prezzo» che i privati, cioè le banche, saranno chiamati a pagare nel contesto del secondo salvataggio di Atene.

«È un’ipotesi su cui si sta lavorando» ha detto Amadeu Altafaj, il portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari Olli Rehn, ammettendo che si discute di ristrutturazione del debito e coinvolgimento delle banche. Ma non c’è ancora nulla di definito, ha aggiunto il portavoce. Bruxelles è disposta a prendere in considerazione solo un c oinvolgimento «volontario» delle banche — sul modello di quanto fatto a suo tempo per i Paesi dell’est in difficoltà con il cosiddetto accordo di Vienna come un allungamento della vita dei titoli del debito — che non possa essere letto dai mercati come un default.

Perché di una vera e propria operazione di ristrutturazione del debito, modello America latina, la Bce, ma anche la Francia e altri Paesi, non ne vogliono sentir parlare. I rischi di destabilizzare i mercati finanziari e di innescare un effetto contagio sono troppi elevati. Un ragionamento, questo, che la Germania però non è disposta ad accettare senza una contropartita. Per il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, è inevitabile che vi sia un’equa ripartizione e i rischi tra i contribuenti e i creditori privati. Solo in questo modo l’opinione pubblica tedesca potrebbe «digerire» un secondo salvataggio della Grecia. Secondo alcune stime, il piano di coinvolgimento volontario delle banche potrebbe valere tra i 20 e i 35 miliardi, circa un terzo dei novanta miliardi che sarebbero necessari, secondo indiscrezioni non confermate da fonti ufficiali, per soccorrere la Grecia.

Ricorda l’agenzia Ansa che vi sono poi in gioco anche i dodici miliardi di euro della quinta tranche del prestito Ue-Bce-Fmi, che saranno sbloccati solo quando si chiarirà anche lo scenario post 2012.

Nel frattempo il primo ministro greco, George Papandreou, ha invitato l’opposizione a presentare delle proposte per il piano di austerità di medio termine necessario ad abbattere il debito pubblico. «Chiedo ai leader di tutti i partiti di cooperare, perché dobbiamo dimostrare che siamo capaci di superare le divisioni politiche» ha dichiarato il premier in un messaggio televisivo.

E il ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, ha dal canto suo affermato che i nuovi aiuti per la Grecia dovrebbero includere anche «una partecipazione volontaria» del settore privato. Un nuovo pacchetto di aiuti dovrebbe essere, a suo giudizio, una combinazione di «fondi provenienti dalle privatizzazioni previste nel Paese, la partecipazione volontaria del settore privato ed eventuali prestiti dalla zona dell’euro» (giovedì il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha ribadito l’esclusione di ogni concetto che non sia volontario e ha chiesto di evitare ogni evento creditizio o default selettivo). Sempre per il ministro delle Finanze greco, il pacchetto dovrebbe coprire il fabbisogno del Paese per «due o tre anni». In particolare, la partecipazione dei privati al nuovo pacchetto di aiuti è stata sollecitata anche dalla Germania, mentre la Bce ha messo in guardia dal danno che potrebbe causare, per tutta la zona euro, un eventuale default di Atene.

Giovedì intanto il Governo greco aveva approvato il nuovo piano di austerity 2012-2015 con un altro pacchetto di tagli e privatizzazioni.

Il pacchetto, che certo non è stato accolto con favore dai sindacati e dai cittadini, è stato imposto dall’Unione europea e dall’Fmi (Fondo monetario internazionale) come condizione per varare un nuovo piano di salvataggio dei conti pubblici di Atene. Le misure approvate dal Governo dovrebbero portare a risparmi per 28,5 miliardi di euro entro il 2015, di cui 6,4 miliardi già quest’anno.

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