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I benefici dell’agricoltura biologica e biodinamica

· ​Convegno a Firenze ·

Per l’agricoltura del futuro sarà decisivo l’impegno per la diffusione, presso tutti gli agricoltori, del patrimonio di conoscenze dell’agricoltura biologica e soprattutto biodinamica. Questo lo snodo cruciale di un importante convegno, in cui Coldiretti ha assunto una leadership morale per un’agricoltura del futuro, improntata sull’ecologia integrale di Papa Francesco. 

Si tratta di un passo decisivo nel lungo cammino con cui Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, conduce la sua squadra nelle more di una ruralità basata sulla centralità contadina. Gli indirizzi della Laudato si’, uniti alla lunga esperienza degli agricoltori ecologici, divengono la chiave per incarnare nei prossimi anni un nuovo modello agricolo e una riforma agraria solidale su scala internazionale. Una prospettiva ampia, per il convegno, moderato da Giovanni Maria Vian, che si è svolto durante i lavori di Firenze Bio, fiera dei prodotti biologici e biodinamici, lo scorso sabato e ha visto la partecipazione dei vertici di Coldiretti, a partire dal presidente Moncalvo e dal presidente toscano, insieme al ministero italiano delle politiche agricole con Francesco Riva, chi scrive per l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, oltre a un panel di agricoltori, testimoni dell’alta qualità d’impresa dell’agricoltura biologica e biodinamica.
È proprio questo il punto di forza dell’agricoltura biologica e biodinamica, ha ricordato Vian: unire alla capacità concreta di sfamare e custodire il mondo, la tensione verso l’idealità spirituale e i fondamenti di una cultura dell’umano. Ciò si ottiene anche preservando qualità e identità del cibo, lungo una filiera che unisca in comunità alimentari chi è nutrito e i contadini che lo nutrono, sulla base di una provenienza certa del cibo.
Proprio le filiere e la tracciabilità, storico punto di forza della bioagricoltura, sono state ricordate dall’intervento di Riva: sicurezza alimentare, tracciabilità e qualità dei prodotti bio sono al centro degli impegni italiani, anche durante le fasi complesse del procedimento di riforma dei regolamenti europei in materia di bioagricoltura. A questi l’Italia ha concorso forte di un piano strategico di settore, basato su innovazione, ricerca, formazione, politiche sociali e di filiera, di cui appena si vedono le prime applicazioni, ma che si presta a essere la linea guida di scelte di sistema, non solo italiane.
La biodinamica è all’origine del percorso della bioagricoltura e di un ribaltamento del paradigma agroalimentare. Negli ultimi dieci anni ha visto il raddoppiarsi delle aziende. Soprattutto ha costruito un patrimonio di conoscenze, pratiche agronomiche e credibilità sui mercati internazionali (oggi l’offerta di prodotti biodinamici soddisfa appena un terzo della domanda europea), che gli agricoltori biodinamici vogliono mettere al servizio di tutti gli agricoltori, come il sale della terra per il bene comune.
Ne hanno dato esempio quattro realtà agricole. Enrico Amico, dell’Organizzazione di produttori Amico Bio di Capua, che solo con la sua azienda biodinamica di 160 ettari dà lavoro regolare a 100 persone, esempio di inclusione sociale e dedizione al territorio, ha auspicato un rafforzamento delle filiere e soprattutto della leadership organizzativa del settore, considerando i grandi risultati conseguiti. La bioagricoltura italiana raggiunge infatti fatturati che superano i 5 miliardi annui e si estende sul 15 per cento della superficie coltivata oggi in Italia, facendone un paese di primaria importanza del settore. Serve per questo anche formazione e ricerca. Adriano Borgioli, fondatore della Fattoria di Valdastra, storica azienda biologica mugellana di 1000 ettari, conduce dal 1962 un impegno per l’alta qualità delle carni e l’aggregazione degli agricoltori. Ha giustamente chiesto un sostegno prioritario e serio al lavoro dei bioagricoltori. Marco Bignardi, del Consorzio Toscana Biologica, ha avviato un modello di mercato contadino vicino alla cittadinanza a Firenze, Pisa e Grosseto, esempio di filiera corta e cura dei bisogni del prossimo, una pratica da estendere e sostenere. Andrea Burani ha raccontato la vita di un’azienda biodinamica fondata da un sacerdote, la cooperativa La Collina di Reggio Emilia, nata nel 1975 all’insegna di carità e giustizia e che oggi vede 30 soci lavoratori e una posizione centrale nel territorio emiliano, sia nei termini cristiani di inclusione e giustizia sociale, sia nei termini di un alto valore dei suoi prodotti alimentari sul mercato.
Il presidente di Coldiretti Toscana Tullio Marcelli ha fatto ben comprendere come l’impegno per l’agricoltura ecologica possa fare di una regione il motore ispiratore di politiche nazionali e di indirizzo europeo. Una chiave di lettura utile per l’intervento programmatico di ampio respiro con cui Moncalvo ha chiuso il convegno. Coldiretti offre agli agricoltori biologici e biodinamici non solo un luogo dove essere rappresentati ma, riconoscendoli come parte evoluta e sostenibile dell’agricoltura italiana, gli chiede di impegnarsi per portare a disposizione di tutti gli agricoltori le loro pratiche e portare sempre verso l’alto tutta l’agricoltura italiana, facendone un esempio internazionale di agroecologia applicata. È la risposta necessaria a una devastante tendenza mondiale, che Moncalvo disegna con precisione: concentrazione delle proprietà, esclusione degli agricoltori, accaparramento dei mezzi tecnici e dei semi. Tre grandi gruppi possiedono ormai il 70 per cento del patrimonio genetico e dei fitofarmaci agricoli. Serve fare squadra costruendo un gruppo esemplare di agricoltori delle eccellenze agricole biologiche e biodinamiche. Questo gruppo potrà costruire comunità applicative intorno a sé e agire sul territorio per un nuovo assetto del modello agroalimentare. Le alleanze dovranno essere costruite sui valori di qualità, ambiente, socialità e sulla certezza di alimenti sani.
Moncalvo invita a prendere in massima considerazione e valorizzare l’agricoltura biodinamica, la punta di eccellenza del biologico, e preservarla dagli pseudo scienziati che la denigrano, rigurgito di un mondo scientifico vecchio, che a volte dà esempio più di ideologia che di ricerca. Ha ringraziato l’impegno dell’Osservatore Romano nel testimoniare su questi temi in favore dell’agricoltura libera, anche quando si tratta di stigmatizzare pseudo ricerche scientifiche e collusioni patenti tra ricerca e poteri economici internazionali. Il panorama internazionale rischia di regolare i rapporti solo sui prezzi e non sui valori, sulle regole della convivenza, dando vita a trattati che portano nocumento tanto agli agricoltori, tanto ai cittadini. Proprio per questo occorre innescare una economia virtuosa, di cui gli agricoltori biologici e biodinamici sono esempio: fare impresa, rafforzare i mercati senza fare del male, rispettando gli esseri umani, anche gli ultimi del pianeta, e l’ambiente. Si uscirà così da un ingiusto calo dei prezzi dei prodotti agricoli, che impoverisce i contadini, ma non porta a una diminuzione del costo al consumo. Fenomeno che sta interessando anche i prodotti biologici, specie a causa di importazioni prive di programmazione e a rischio, se arriva dai paesi classificati come quelli a maggiore allarme sulla sicurezza alimentare. Ma occorre difendere il bio anche dalle agromafie interne, dallo svilimento lungo le catene del valore, da chi vorrebbe prenderne la conduzione commerciale impoverendo i contadini.
Moncalvo disegna così un programma per i prossimi decenni, cui dovranno affiancarsi gli uomini di buona volontà, costruendo alleanze di grande ispirazione ideale, da coniugarsi a forza organizzativa e capacità pragmatica di reggere la sfida. Nascono così importanti filiere alimentari e la possibilità che siano gli agricoltori stessi a dettare l’agenda e condurre grandi gruppi a entrare in un mercato, con regole certe e valori solidali. Una visione di mondo, non più un sogno, che darà frutti, se messa nelle mani di esseri umani di grande spessore morale e civile. Vian ha ricordato su questo la Parabola della semina (Marco 4, 26-29): noi non possiamo comandare gli effetti della semina, ci nutriamo di fiducia sulla qualità del gesto del seminatore. Questa sarà premiata dai buoni frutti. Il seme gettato oggi dall’agricoltura biologica e soprattutto biodinamica, ben custodito con fedeltà dagli esseri umani di buona volontà, ha un compito cruciale per il futuro dell’umanità.

di Carlo Triarico

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17 novembre 2019

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