Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il Sahel
sempre più vulnerabile

· Trovare strade inedite per non lasciare nessuno indietro ·

Nel mondo attuale, la lotta contro la fame continua a rappresentare una grande sfida e chiunque si trovi a esaminare i numeri che hanno a che fare con le situazioni globali di insicurezza alimentare non può rimanere indifferente. Oggi più di ottocentoventi milioni di persone non hanno cibo a sufficienza. A essere preoccupante non è solo la scarsità di cibo, ma il mancato accesso ad alimenti nutrienti, fenomeno che colpisce due miliardi di persone e che è la causa di problematiche come il rachitismo e la denutrizione alla nascita. Ci troviamo a vivere in un mondo estremamente contraddittorio che ha compiuto progressi enormi nei settori più diversi (tecnologia, sanità, educazione, ricerca scientifica), ma che non riesce a sconfiggere la piaga della fame che colpisce principalmente il continente africano.

Nel 2018, secondo i dati elaborati dal Programma alimentare mondiale (Pam), più di cinque milioni di persone si sono trovate a fronteggiare una situazione di insicurezza alimentare, mentre circa un milione di persone è stato colpito da gravi forme di malnutrizione. Per questa ragione, lo scorso mese di giugno, questa istituzione dell’Onu ha proclamato lo stato di emergenza di livello 3 nella regione saheliana. La fascia di oltre 5000 chilometri che si estende dall’Oceano Atlantico al Corno d’Africa passando per gli Stati dell’Africa centro-settentrionale (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Senegal, Sudan ed Eritrea) continua a essere minacciata dall’aumento eccessivo della temperatura globale con conseguenze catastrofiche sia per la popolazione che per l’economia, ancorata all’agricoltura pluviale in assenza di sistemi d’irrigazione alternativi.

Il Sahel è stato definito dalle Nazioni Unite come l’area più vulnerabile al mondo per gli effetti del cambiamento climatico e le prospettive per il futuro sono tutt’altro che incoraggianti. Si prevede infatti, entro il 2050, un aumento della temperatura fino a 3-5 gradi centigradi in più rispetto agli standard. In molte parti del Sahel, gli shock climatici hanno provocato periodi di siccità prolungati con impatti devastanti sulle popolazioni già disagiate della regione, in particolare quelle che dipendono dall’agricoltura e dall’allevamento del bestiame.

Il malessere derivante da questa situazione alimenta l’insofferenza per i governi locali e ciò contribuisce alla nascita e diffusione di cellule terroristiche che riescono a guadagnare facilmente il consenso. La migrazione, che potrebbe apparentemente sembrare l’unica via d’uscita, non risulta una scelta economicamente sostenibile a causa della condizione di povertà estrema che affligge buona parte della popolazione. Gli abitanti restano quindi incastrati all’interno di un sistema che sul lungo periodo potrebbe diventare pericoloso: un territorio instabile e sempre meno fertile con una crescita demografica altissima e in cui proliferano violenza e malcontento.

Nel 2018, i responsabili delle tre Agenzie Onu con sede a Roma (Fao, Ifad e Pam) si sono impegnati a rafforzare il sostegno per affrontare l’insicurezza alimentare e nutrizionale nel Sahel causata da eventi climatici estremi, povertà e sottosviluppo. La comunità internazionale dovrebbe moltiplicare gli sforzi per porre fine a questa situazione di emergenza. Nello specifico, servirebbe accrescere la cooperazione tra tutti gli attori sia a livello locale che a livello globale e pianificare azioni che possano portare benefici sul lungo periodo e non soltanto far fronte alle necessità immediate. In Niger, per esempio, le suddette organizzazioni internazionali, insieme ad altri partner, hanno sostenuto l’implementazione dell’iniziativa «Les Nigériens nourissent les Nigériens» (I nigerini nutrono i nigerini) guidata dal governo e dalla comunità. Il progetto mira a ridurre la povertà e a favorire la resilienza alle crisi alimentari, puntando sull’aumento della produttività della terra, sul rafforzamento della capacità locale con l’introduzione di migliori pratiche agricole e pastorali e sull’ottimizzazione delle infrastrutture.

Lo scorso mese di settembre è stata organizzata una discussione tematica sulla regione del Sahel che ha visto la partecipazione dei leader del polo romano dell’Onu e di Amina Mohammed, vice segretaria generale delle Nazioni Unite. Ella ha sottolineato come la comunità internazionale abbia la responsabilità di supportare i governi dei paesi del Sahel nel creare la strada per la pace duratura e la prosperità. In questo contesto, la strategia integrata delle Nazioni Unite per il Sahel, adottata dal Consiglio di sicurezza nel 2013 con l’obiettivo di rafforzare la governance, la sicurezza e la resilienza, continua a essere una priorità.

Considerando le molteplici sfide che la popolazione del Sahel si trova a dover affrontare, la Fao, l’Ifad e il Pam si sono accordati per adottare un approccio coerente e coordinato che miri alla riduzione delle cause profonde di vulnerabilità e a investire nella prevenzione, anticipazione e risposta alle crisi che minano il sostentamento agricolo, la sicurezza alimentare e la nutrizione delle popolazioni vulnerabili.

È necessario guardare al futuro con speranza e fiducia facendo in modo che le nostre azioni siano sempre orientate al benessere della persona umana e al rispetto dei suoi diritti fondamentali. Come affermato da Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2017, «sappiamo che la cooperazione è sempre più condizionata da impegni parziali, che addirittura limitano ormai anche gli aiuti nelle emergenze. Eppure la morte per fame o l’abbandono della propria terra è notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza. È urgente dunque trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta a ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio». Questo è il cammino da percorrere per non lasciare nessuno indietro in quella martoriata regione del mondo.

di Fernando Chica Arellano

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE