Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Il Sacro del Ticino
tra arte e architettura

Domenico Pezzi, «La Vergine  tra i Santi Biagio e Gerolamo»  (Chiesa di San Biagio, Bellinzona, 1520)

Nel Canton Ticino, scenario mozzafiato composto di paesaggi lacustri e montani, si specchia e trae vigore l’intimo valore dell’architettura sacra, che viene a declinarsi in una molteplicità di articolate e suggestive variazioni. Lungo un arco di 1.500 anni si va dall’antichissimo battistero paleocristiano di Riva San Vitale agli edifici sacri contemporanei, passando per la stagione romantica dei maestri comancini e campionesi, per le raffinate presenze rinascimentali, per i sontuosi complessi barocchi di stucchi e affreschi. Numerosi sono inoltre i capolavori d’arte presenti nelle chiese ticinesi: sculture, dipinti, cicli pittorici. A porre un forte accento su questi preziosi tesori, richiamandone valore e fascino, è il volume Il Sacro Ticino. Itinerari d’arte e architettura (Milano, Skira 2018, pagine 208, euro 34) a cura di Salvatore Maria Fares e Stefano Zuffi, e con testi di Martina Degl’Innocenti e Micaela Mander. Il libro — scrive Claudio Zali, presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio — unisce all’orizzonte testuale un robusto apparato iconografico. Nello stesso tempo, all’illustrazione dettagliata lega un fine divulgativo che mira a contestualizzare le singole espressioni artistiche esaminate iscrivendole in un contesto di più ampio respiro, «capace — sottolinea Zali — di evidenziare il dialogo con quanto le circonda». Il volume si configura anche come un utile e pregevole strumento di conoscenza della storia dell’arte. Prova ne sia l’analisi, in cui s’intrecciano competenza della materia e chiarezza espositiva, della storia delle chiese disseminate nel territorio, ciascuna custode di tradizioni e di accattivanti peculiarità. Si apprende, per esempio, che l’attuale chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate ha sostituito una precedente costruzione del XIII secolo, di pertinenza dell’ordine degli Umiliati. Al momento dello scioglimento di tale ordine, nel Cinquecento, il convento venne assegnato ai padri Somaschi, che lo utilizzarono quale collegio, soppresso nell’Ottocento. Sulla facciata della sagrestia, una lapide ricorda Alessandro Manzoni, allievo del collegio dei Somaschi per due anni, dal 1796 al 1798. Come pure merita di essere evidenziato che nell’attuale edificio, nel cuore di Ponte Capriasca, spicca, tra gli altri affreschi rinascimentali che decorano e impreziosiscono l’interno, la splendida copia dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Non riveste minore interesse il Crocifisso ligneo (appeso sopra l’arco di ingresso al presbiterio), che è forse, si spiega nel volume, lo stesso osservato dal cardinale Federico Borromeo sopra l’altare maggiore, durante la visita pastorale del 1606.

di Gabriele Nicolò

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE