Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il ruolo delle donne nella lotta contro l'Aids in Africa

· L'attività svolta negli organismi del World Council of the Churches ·

«Le donne del Continente africano, oltre a essere la maggioranza delle persone colpite dall'Aids, sono anche quelle che più sono impegnate nella cura e nell'assistenza di quanti sono affetti dalla malattia» ha affermato nei giorni scorsi a Vienna, Niambura Njoroge, coordinatrice della Ecumenical Hiv and Aids initiative in Africa (Ehaia), organizzazioni ecumenica aderente al World council of Churches (Wcc) di Ginevra. La coordinatrice dell'Ehaia è stata intervistata nella capitale austriaca dove si è recata per partecipare alla diciottesima Conferenza internazionale sull'Aids svoltasi dal 18 al 23 luglio.

Secondo la signora Njoroge, kenyana cinquantatrenne, impegnata anche nell'associazione delle donne teologhe ecumeniche africane, «molti degli aspetti di questa malattia e del contagio che viene indotto dal virus dell'Hiv hanno una profonda incidenza sulla vita delle comunità religiose del nostro Continente e vi è la necessità di formare dei consulenti che siano al servizio delle organizzazioni religiose».

Risale al 1999 l'inizio della collaborazione tra la signora Njoroge e il Wcc. Il suo primo incarico è stato quello di coordinare i programmi di formazione teologica per pastori e laici impegnati nelle missioni in Africa. Il tema della visione religiosa dei problemi conseguenti al contagio da Hiv è divenuto, in breve, una parte importante del suo lavoro. «Guardando agli inizi della mia missione nell'ambito dell'Ehaia — ha sottolineato Njoroge — penso al cammino compiuto non solo nel campo della ricerca medica per combattere l'Aids ma anche all'evoluzione delle comunità religiose che hanno dovuto affrontare una serie di problematiche non solo a livello sociale ma anche nel campo teologico».

Per la coordinatrice dell'Ehaia «è necessario che anche le comunità religiose africane si pongano la domanda sulle ragioni della prevalenza delle donne colpite dall'Aids». Ovviamente, per rispondere all'interrogativo, si ha bisogno di «pastori e laici che approfondiscano i temi legati alla sessualità africana e a tutte le informazioni che vi sono sull'argomento».

Per l'esperta del Wcc, tra i temi più difficili da affrontare nel contesto culturale africano vi è quello della omosessualità. Secondo la signora Njoroge, «c'è ancora una lunga strada da percorrere prima di affrontare l'argomento con serenità». Negli ultimi tempi, alcuni leader anglicani in Uganda e Malawi hanno appoggiato leggi che prevedono pene detentive per quanti sono riconosciuti colpevoli di compiere atti sessuali con persone dello stesso sesso. «I casi fin qui esaminati dai tribunali — sottolinea la signora Njoroge — riguardano uomini omosessuali, mentre per le donne il tema della omosessualità non viene neppure considerato».

La non accettazione degli omosessuali, specie se malati di Aids, in alcune società africane, pone problemi alle campagne di prevenzione e di cura di quelli che ormai hanno contratto il virus Hiv. Per la signora Njoroge è importante che i cristiani offrano accoglienza ai malati di Aids altrimenti questi avranno ancora più problemi a gestire la loro malattia a causa dell'ostilità sociale che li circonda.

«Penso — sottolinea la coordinatrice dell'Ehaia — che tra noi donne questo argomento debba essere esaminato perché siamo noi a essere maggiormente vittime del contagio ma, al tempo stesso, quelle che danno maggiore aiuto a chi soffre».

L'Ehaia è stata fondata nel 2002 per aiutare le comunità religiose ad avere accesso alle informazioni sull'Aids, a educare i credenti sui metodi per prevenirlo e combatterlo e per mettere in contatto tra di loro quanti avevano qualcosa da suggerire sulla base delle esperienze nel campo della lotta all'Hiv.

Dall'inizio a oggi, circa cinque anni, ai programmi dell'Ehaia hanno aderito circa novemila partecipanti. Questo ha consentito a molti gruppi ecumenici africani di poter educare gruppi di fedeli sui temi legati al contagio dell'Hiv e sulle conseguenze sociali legate all'Aids.

La struttura operativa dell'Ehaia si basa su un ufficio centrale a Ginevra presso la struttura del Wcc e su cinque uffici regionali nelle diverse aree del Continente africano.

Oltre ai programmi di addestramento del personale impegnato nella lotta contro l'Aids, l'Ehaia risponde anche a numerose richieste individuali di chi vuole essere frequentemente aggiornato sulle varie situazioni di lotta all'Aids all'interno di singoli Paese africani o nelle aree regionali.

Per quanto riguarda la diffusione del materiale informativo, la struttura di Ginevra si avvale di un sito in rete e di un giornale periodico che viene inviato a tutti i sottoscrittori mediante la posta elettronica.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE