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Il ruolo cruciale della formazione in Angola

· La visita del Papa ha rafforzato la fiducia della popolazione nel futuro ·

«L'Angola sta vivendo una forte crescita economica, come testimoniato dai dati positivi relativi all'aumento del prodotto interno lordo (pil) che deriva essenzialmente dalle sue risorse minerarie, in particolare petrolio e diamanti, il cui prezzo dopo una fase di crisi è di nuovo in crescita». Lo ha detto all'agenzia Fides, il vescovo di Benguela, monsignor Eugenio Dal Corso, che ha tratteggiato l'immagine del Paese a circa un anno dalla visita di Benedetto XVI.

«Purtroppo se si considerano le condizioni di vita della popolazione — spiega il presule — ci si accorge che i miglioramenti sono stati insufficienti. La popolazione angolana è così suddivisa: da una parte gli abitanti delle città, per lo più impiegati pubblici e piccoli commercianti, dall'altra gli abitanti delle aree rurali che si dedicano a un'agricoltura di sussistenza. Negli ultimi anni il Governo ha effettuato massicci investimenti in diverse infrastrutture, nelle grandi città lungo la fascia costiera del Paese. Anche la recente Coppa d'Africa di calcio, che si è svolta in Angola nel gennaio scorso — aggiunge monsignor Dal Corso — ha determinato nuove spese, in particolare per costruire quattro nuovi stadi. Questi investimenti hanno però impoverito le casse dello Stato, al punto che i dipendenti statali hanno ricevuto solo ai primi di marzo lo stipendio di gennaio e di febbraio. Se gli investimenti in infrastrutture sono necessari e benvenuti — prosegue il vescovo di Benguela — quello che lascia perplessi, e gli stessi vescovi lo hanno affermato in più di un'occasione, è la concentrazione di queste opere nelle grandi città e nella fascia costiera. Le zone interne e rurali sono ancora in gran parte prive di strade e di altre opere pubbliche decenti. Ad esempio, la strada Saurimo-Luena è in uno stato pietoso e anche i grandi camion fanno fatica a percorrerla, così come l'altra arteria Saurimo-Dundu».

Monsignor Dal Corso ritiene che il Governo angolano debba far fronte alle esigenze della popolazione.

«Se da una parte è comprensibile che il Governo dia la priorità alle aree dove è concentrata la maggior parte della popolazione del Paese, dall'altra occorre valorizzare le campagne, perché l'Angola è ancora costretta a importare buona parte delle derrate alimentari. Eppure ai tempi della colonizzazione portoghese l'Angola esportava alcune varietà di cereali, come il riso. La zona dell'altipiano, infatti, è molto fertile, ma occorre introdurre metodi moderni di coltivazione e di allevamento per svilupparne tutto il suo potenziale. Il Governo — sottolinea il vescovo — ha lanciato una campagna per rilanciare il settore agricolo, ma i progressi sono ancora modesti. Probabilmente occorrerà ancora qualche anno prima che il Paese ritorni a essere autosufficiente dal punto di vista alimentare».

Sul piano sociale monsignor Dal Corso nota che «l'Aids continua a essere una piaga, soprattutto nelle regioni al confine con la Namibia e la Repubblica Democratica del Congo. Il Governo — spiega — ha avviato un programma di informazione per cercare di ridurre la diffusione del virus, mentre diverse ong, tra cui la Caritas, hanno avviato progetti per assistere i malati sieropositivi, ma incontrano serie difficoltà a causa delle mancanza di fondi».

Dal punto di vista ecclesiale, il vescovo di Benguela afferma che «la visita di Benedetto XVI ha rafforzato la fiducia della comunità cattolica. Il numero di vocazioni è buono. I seminari medi e minori accolgono un gran numero di studenti. Circa la metà di questi però abbandona gli studi teologici per proseguire altri indirizzi. I titoli di studio rilasciati dai seminari sono infatti riconosciuti dallo Stato e permettono l'accesso all'università. È comprensibile che i seminari attirino gli studenti, visto il loro buon livello, ma occorre far sì che la maggior parte degli studenti seguano un preciso percorso vocazionale. Abbiamo così riformato la ratio studiorum e introdotto nuovi criteri di selezione dei candidati. Sul piano educativo lo Stato riconosce il valore delle scuole cattoliche. Durante l'ultima assemblea plenaria della Conferenza episcopale, il ministro dell'istruzione ha avuto un incontro con i vescovi e ha ribadito l'apprezzamento dello Stato per l'opera educativa della Chiesa cattolica. Esiste una convenzione tra Stato e Chiesa che prevede che lo Stato paghi lo stipendio del personale docente e amministrativo delle scuole cattoliche, che è approvato dal ministero dell'Educazione. È un accordo proficuo per entrambe le parti. Lo Stato — conclude monsignor Dal Corso — può garantire un'istruzione di qualità a un costo inferiore a quello di una gestione diretta delle scuole, la Chiesa usufruisce di uno strumento fondamentale al fine dell'evangelizzazione e della promozione umana».

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