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​Il rogo della discordia

· ​Castellio contro Calvino secondo Stefan Zweig ·

L’ebreo viennese Stefan Zweig fu uno dei più popolari scrittori del periodo tra le due guerre. Lasciò Vienna per Londra nel 1934, dopo che le sue opere erano finite nel rogo nazista dei libri del maggio 1933. Passò poi a New York e morì suicida in Brasile nel 1942, nell’anno più buio dello sterminio degli ebrei in Europa. Il suo Il mondo di ieri, che ha avuto in Italia una traduzione in anni non troppo lontani per Mondadori, è un vero capolavoro che descrive con grande vivezza l’universo culturale austriaco e tedesco negli anni Venti e Trenta. 

 «Ritratto di Calvino» attribuito ad Hans Holbein il Giovane(XVI secolo)

Predilesse le biografie, molto spesso di personaggi contrapposti, come quella su Erasmo e Lutero. Recentemente, si assiste a una notevole ripresa d’interesse nei suoi confronti: molti suoi libri hanno rivisto la luce ed è anche uscita in francese e in inglese la sua vasta corrispondenza con Joseph Roth, anch’essa di grande interesse letterario e storico.
Il libro, riproposto nella collana Ritratti, Castellio contro Calvino (Roma, Castelvecchi, 2015, pagine 179, euro 17.50) era apparso nel 1936 ed è centrato sulla contrapposizione tra Calvino, l’ edificatore della teocrazia ginevrina, e Castellio (o Castellione), l’umanista savoiardo sostenitore della libertà di pensiero, che diede al mondo nel 1554 un libretto, il De hereticis an sint persequendi, che anticipava con coraggio e lungimiranza il principio della tolleranza religiosa e culturale.
Dietro il conflitto che oppose Calvino a Castellio ci fu un episodio drammatico, il rogo cioè nell’intollerante repubblica ginevrina del teologo spagnolo Michele Serveto, di probabile origine conversa, sostenitore di una teologia antitrinitaria. Serveto, che era anche un medico brillante e che scoprì la circolazione polmonare del sangue, era uno di quegli eretici erranti, molti dei quali italiani, scacciati ovunque tanto dai cattolici che dai protestanti, di cui Delio Cantimori ha tracciato un quadro indimenticabile nel suo Eretici italiani. Messosi in urto con Calvino, era stato denunciato da un seguace del riformatore all’Inquisizione di Lione, nella speranza che fossero i cattolici a sbarazzarsene. Ma Serveto era riuscito a fuggire, per rifugiarsi però nella tana del lupo, a Ginevra, dove Calvino lo fece arrestare e dove le autorità municipali lo condannarono al rogo.
Serveto fu arso vivo a Ginevra nell’ottobre 1553. E fu proprio il rogo di Serveto a spingere il teologo Castellio, già in urto con Calvino e rifugiatosi da Ginevra a Basilea, a prendere pubblicamente posizione, sia pur sotto il nome di Martin Bellio: «Uccidere un uomo — scriveva successivamente, polemizzando con Calvino — non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo. Quando i ginevrini hanno ucciso Serveto non hanno difeso una dottrina, hanno ucciso un uomo. …Non si dimostra la propria fede bruciando un uomo, ma facendosi bruciare per essa».

di Anna Foa

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27 gennaio 2020

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