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Il ritorno del sarcofago

· Recuperati dai carabinieri dodici frammenti trafugati dal comprensorio callistiano ·

Nella mattina del 25 febbraio, a Perugia, il Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze ha riconsegnato ai responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra un gruppo di dodici frammenti di un sarcofago marmoreo, trafugati nel 2003 dalla basilica ipogea e anonima della via Ardeatina, nei pressi del comprensorio Callistiano. I reperti erano stati sistemati nel parato murario esterno di un casale nei dintorni di Norcia ed erano stati individuati da una responsabile della Sovrintendenza archeologica di Perugia.

Un frammento del sarcofago al momento della scoperta negli anni Sessanta

La scoperta è molto importante in quanto il sarcofago rappresenta uno degli esemplari più completi e complessi del tema cinegetico, così come si diffonde nelle officine romane attive tra l’età di Gallieno e gli esordi della tetrarchia. Sebbene molto frammentaria, la fronte dell’arca marmorea propone, infatti, oltre all’aulica e fortunatissima caccia al leone, di alessandrina memoria, anche la caccia al cervo e al cinghiale, che calano nell’ambiente italico lo scontro frontale tra i cacciatori e la selvaggina che popolava le foreste della penisola.

Le peculiarità stilistiche e l’organizzazione iconografica della decorazione sembrano rimandare al tempo che va dalla seconda metà del iii secolo e l’avvio del seguente.

Il sarcofago venne rinvenuto già in frammenti durante lo sterro della basilica scoperta, negli anni Sessanta del secolo scorso, da padre Antonio Ferrua, nel lembo di terra, prospiciente alla via Ardeatina, che si distende dalla chiesa del Domine quo vadis sino alle catacombe di san Callisto. Il piccolo edificio di culto, che si colloca al centro di una densa rete di gallerie catacombali, può essere riferito, stando alla testimonianza delle fonti medievali, al santuario dei martiri greci, sepolti, con ogni probabilità, nell’altare tufaceo ancora visibile nel presbiterio del complesso cultuale.

Il sarcofago deve essere appartenuto a un defunto eccellente e dall’elevato potenziale economico, se, infatti, esso mostra tutti i caratteri di una scultura raffinata, estremamente curata nei panneggi, nella gestualità delle figure, nel trattamento speciale riservato alle capigliature dei personaggi e alle pellicce degli animali, eseguite con il trapano corrente.

Tutte queste peculiarità, unitamente alla preziosa cimasa che definisce tutto il bordo superiore del sarcofago, rimandano a un atelier esclusivo e a una maestranza dal grande bagaglio tecnico e culturale.

Secondo le intenzioni dei responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, e in particolare del presidente, cardinale Gianfranco Ravasi, dopo un accurato restauro il sarcofago troverà un’adeguata postazione nel costituendo museo della Torretta, che sarà al centro dell’evento, programmato per il prossimo 18 giugno e dedicato al Museo diffuso e alle recenti scoperte avvenute proprio nel comprensorio Callistiano.

di Fabrizio Bisconti

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24 gennaio 2020

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