Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il rispetto dei diritti di tutti presupposto per la convivenza

· Conclusa la visita del cardinale Tarcisio Bertone alla comunità cattolica nel Kazakhstan ·

Con l'invito a riscoprire la necessità di una convivenza autenticamente umana, rivolto alla popolazione di Karaganda, cittadina nel cuore delle sconfinate steppe del Kazakhstan, si conclude la visita del cardinale Tarcisio Bertone alla comunità cattolica di questa repubblica nel cuore dell'Asia centrale. Sabato 4 dicembre il segretario di Stato lasciata la capitale Astana, ha visitato i luoghi più significativi, per i cattolici, di questa regione.

Subito dopo il suo arrivo si è infatti recato nei cantieri dove si stanno portand0 a compimento i lavori della nuova cattedrale dedicata alla Madonna di Fatima, della curia vescovile e del collegato centro sociale Bonus Pastor. Successivamente ha raggiunto il monastero delle suore carmelitane di clausura, alle quali ha portato la benedizione del Papa. Infine si è recato in visita al seminario interdiocesano dove si è brevemente intrattenuto con i seminaristi.

La messa celebrata nella cattedrale vecchia ha concluso giornata e visita. L'antica cattedrale, dedicata a San Giuseppe rappresenta un punto di riferimento per la fede cattolica. Edificata dai fedeli nel 1978, durante il periodo sovietico, custodisce le tombe di alcuni eroici sacerdoti che in quel periodo oscuro di sofferenza e di persecuzione dettero splendida testimonianza della propria fede, come monsignor Alexander Hira, per oltre vent'anni vescovo di Karaganda, e il servo di Dio padre Wladyslaw Bukowinski.

All'inizio dell'omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica, il porporato, dopo aver trasmesso la speciale benedizione del Papa e la sua spirituale vicinanza, ha salutato il vescovo diocesano Jan Pawel Lenga, gli altri vescovi presenti e con loro i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e le autorità presenti.

Quindi ha ricordato la ricorrenza della seconda domenica di Avvento «tempo liturgico forte che ci prepara alla festa del Natale, memoria dell'incarnazione di Cristo nella storia, ma che contiene un messaggio spirituale più profondo e ci proietta già verso il ritorno glorioso del Signore, alla fine dei tempi».

Questa consapevolezza, ha spiegato, «dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi, ad interpretare i singoli eventi della vita e della storia come parole che Dio ci rivolge, come segni del suo amore che ci assicurano la sua vicinanza in ogni situazione».

I cristiani devono cogliere questo periodo come occasione per riflettere sulla necessità di cambiare mentalità. Perché «chi vuole essere degno del nome cristiano deve continuamente “cambiare mentalità”. Il nostro atteggiamento naturale ci porta a voler affermare noi stessi. Chi vuole trovare Dio, deve continuamente camminare interiormente, andare in una direzione diversa da quella che ci indica una mentalità materialista, individualista, edonista. E questo vale per tutto il nostro modo di concepire la vita. Ogni giorno, anche qui a Karaganda, ci confrontiamo con la realtà concreta che ci circonda. Irrompe in tutte le circostanze della vita quotidiana, con una potenza tale che siamo tentati di pensare che non ci sia altro che questo. Ma, in realtà, l'invisibile è più grande e vale più di tutto il visibile. Per sperimentare questa verità, è necessario cambiare mentalità, superare l'illusione che l'uomo abbia solo una dimensione orizzontale, visibile, e diventare sensibili e attenti nei confronti della sua dimensione verticale, dell'invisibile; considerarlo, anzi, più importante di tutto ciò che ci assale così prepotentemente tutti i giorni».

«Giovanni Battista — ha poi aggiunto — ci esorta a questa metanoia e ci dice: convertitevi, trasformate il vostro modo di pensare, affinché Dio divenga presente in voi e, per mezzo di voi, in queste terre come in tutto il mondo». Questo è anche il compito «del sacerdote e di ogni cristiano che annuncia il Cristo»: dare testimonianza «di Colui che conosciamo ancora e sempre troppo poco, e per questo dobbiamo conoscerlo sempre più pienamente». Perciò è necessario «fuggire ogni individualismo e personalismo, e come il Battista gioire del fatto che Gesù possa crescere e noi diminuire».

Prendendo poi spunto dalla seconda lettura, in particolare al caloroso appello all'accoglienza fraterna contenuto nella Lettera ai Romani , il cardinale Bertone ha ricordato che «il cristiano deve inserirsi nell'ambiente sociale in cui vive, in una realtà talvolta difficile, testimoniando l'amore di Dio». Di qui l'esortazione «ad essere sempre più figli devoti e solleciti, fedeli al patrimonio spirituale e culturale cristiano ereditato dai padri e capaci di adattarlo alle nuove esigenze. Il rispetto dei diritti di ciascuno, anche se di convinzioni personali diverse, è il presupposto di ogni convivenza autenticamente umana. Cercate di vivere un profondo e fattivo spirito di comunione tra di voi e con tutti, ispirandovi a quanto gli Atti degli Apostoli attestano della prima comunità dei credenti. La carità, che alimentate alla mensa eucaristica, testimoniatela nell'amore fraterno e nel servizio ai poveri, ai malati, agli esclusi. Siate artefici di incontro, di riconciliazione e di pace tra persone e gruppi differenti, coltivando l'autentico dialogo, perché emerga sempre la verità». «La festa del Natale — ha concluso — ridesta in noi una meravigliosa speranza nel progetto di Dio che, malgrado tutte le difficoltà presenti nel nostro mondo sempre travagliato da tendenze negative, da violenze ed ostilità reciproche, si realizza in Gesù. Il Signore viene per salvarci e, nella misura in cui nella fede apriamo a lui i nostri cuori, possiamo avere la certezza di essere veramente salvati, di ottenere, cioè, la gioia, la pace e la pienezza dell'amore e di contribuire, con la grazia di Dio, alla trasformazione positiva del mondo».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE