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Il risorto e le lusinghe del serpente

· Come le Sacre Scritture parlano del demonio ·

Il serpente incarna, proprio all’inizio del mondo e della sua storia, la presenza di un essere invidioso: «Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo» ( Sapienza , 2, 24). Nel Nuovo Testamento si torna spesso su quel serpente.  Nei testi che si riferiscono al demonio l’accordo è perfetto: si tratta di un essere ostile a Dio, del quale mira a sconvolgere la Parola, e insieme ostile all’uomo che si propone di sedurre e di indurre a ribellarsi al disegno divino. È il maligno. In particolare, l’accordo esegetico riguarda Colui al quale il diavolo riserva la sua avversione, cioè Gesù Cristo. Sono poste così in antitesi due regalità: quella di Gesù e quella del Principe di questo mondo. Il demonio non può tollerare Gesù Cristo e in tutti i modi cerca di intralciare l’eterno piano divino concepito su di lui. Così nel deserto. Ma Gesù si proclama vincitore di questo principe: «Viene — dichiara — il principe del mondo; egli contro di me non può nulla» ( Giovanni , 14, 30); precisamente, è al sopraggiungere dell’ora di Gesù, quella del suo innalzamento sulla croce e alla destra del Padre, che quel principe viene abbattuto: «Adesso è il giudizio di questo mondo; adesso il principe di questo mondo sarà gettato giù». Con l’effusione dello Spirito dal Signore glorificato quel principe trova la sua condanna ( Giovanni , 16, 11). Specialmente Paolo rimarca la signoria del Risorto: in lui il Padre «ci ha liberati dal potere delle tenebre» ( Colossesi , 1, 13) e «ha privato della loro forza i Principati e le Potenze», e «ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo» (2, 15).

Stupisce oggi l’assenza nella predicazione e nella catechesi della verità relativa al demonio. Per non dire di quei teologi, che, per un verso, applaudono che finalmente il Vaticano II abbia dichiarato la Scrittura «anima della sacra teologia» ( Dei verbum , 24) e, per l’altro, non esitano — se non a deciderne l’inesistenza (come fanno per gli angeli) — comunque a trascurare come marginale un dato, lo abbiamo visto, chiarissimo e largamente attestato nella stessa Scrittura, com’è quello relativo al demonio, ritenendolo la personificazione di un’oscura e primordiale idea di male, ormai demitizzabile e inaccettabile. Una simile concezione è un capolavoro di ideologia e soprattutto equivale a banalizzare la stessa opera di Cristo e la sua redenzione. Ecco perché ci sembrano tutt’altro che secondari i richiami al demonio, che riscontriamo nei discorsi di Papa Francesco.

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21 ottobre 2019

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