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​Il rischio di un’altra Sarajevo

· ​L’Onu denuncia attacchi indiscriminati nelle aree residenziali di Aleppo ·

Un bambino di cinque anni estratto dalle macerie della sua casa bombardata ad Aleppo (Epa)

«Per conquistare territorio vengono condotti attacchi indiscriminati nelle aree residenziali nei quali rimangono uccisi centinaia di civili, tra cui decine di bambini». La denuncia è del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in un rapporto presentato ieri al Consiglio di sicurezza. Lanciando l’allarme per «il rischio di una catastrofe umanitaria senza precedenti», Ban Ki-moon ha esortato in particolare Stati Uniti e Russia «a raggiungere rapidamente un accordo per il cessate il fuoco». 

Ulteriore conferma della gravità della situazione ad Aleppo è giunta oggi dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, che ha annunciato di avere sospeso l’attività della task force umanitaria. I continui combattimenti — ha detto de Mistura — «ostacolano gli aiuti ai civili». De Mistura è tornato a chiedere una tregua di almeno 48 ore.
La terza voce a chiedere aiuti per Aleppo è l’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia. L’appello di Ban Ki-moon «giunge dopo settimane di tregue non rispettate, annunci ma soprattutto tanti, troppi bambini uccisi dai raid. Almeno 130.000 bambini che vivono in questa città sono l’emblema di quella che il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito una possibile catastrofe umanitaria, ma lo è già nei fatti e non solo da oggi» ha dichiarato Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef. «Abbiamo assistito indifferenti all’ennesima città distrutta dai nostri egoismi. Ora occorre fare di più. Aleppo è divenuta come Sarajevo, città simbolo della atrocità umana».
Stremata dai violenti combattimenti di queste ultime settimane, Aleppo continua a essere una città spezzata in due: da una parte, la zona sud orientale controllata da formazioni dei ribelli e di alcuni gruppi jihadisti, e, dall’altra, quella occidentale controllata dai governativi leali al presidente Assad. Almeno due milioni di civili sono intrappolati nei combattimenti. E le scorte di generi alimentari e medicine sono esaurite o ridotte al minimo. Mentre continuano a piovere bombe: solo nell’ultima settimana, sei centri d’istruzione gestiti da ong locali sono stati colpiti. E in tre attacchi differenti, si sono registrate vittime tra i bambini e il personale scolastico, mentre quattro edifici sono stati gravemente danneggiati.

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17 settembre 2019

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