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Il rincaro del greggio  compromette la ripresa

· Allarme dell’Fmi ·

La ripresa economica potrebbe subire dei contraccolpi se il prezzo del greggio dovesse restare sui livelli attuali per un periodo prolungato di tempo. È questo l’allarme lanciato ieri dal numero uno del Fondo monetario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn. «Sono preoccupato — ha detto il direttore generale alla Reuters — perché un rialzo a 110-120 dollari al barile potrebbe avere conseguenze sulla crescita» se queste quotazioni «dovessero durare troppo». La settimana scorsa, a Londra, il greggio ha sfiorato i 120 dollari al barile.

La situazione non è migliorata questa mattina sui mercati asiatici, dove il light crude ha guadagnato 46 cent a 97,43 dollari al barile e il Brent è avanzato di 59 cent a 112,39 dollari. Petrolio in rialzo anche nel mercato elettronico di New York, dove il greggio con consegna ad aprile è stato scambiato a 97,55 dollari al barile.

Alla luce delle tensioni provocate dal parziale blocco delle forniture libiche, il Governo dell’Arabia Saudita in una dichiarazione ufficiale ha voluto riaffermare «la politica del Regno per la stabilità del mercato petrolifero». Nella stessa nota l’Esecutivo di Riad, che ieri ha tenuto una riunione presieduta da re Abdullah per discutere la situazione regionale e il suo impatto sul mercato petrolifero, ha ribadito l'impegno a rendere disponibili forniture di greggio al mercato, con un aumento della produzione che compensi il mancato approvvigionamento da parte libica. L’Iran, presidente di turno dell’Opec (organizzazione che comprende i principali Paesi esportatori), si è detto tuttavia contrario a ogni ipotesi d'incremento della produzione per arginare i rincari del barile. Intanto, i futures per le consegne di aprile sono scesi a 97,40 dollari dai 103 toccati giovedì 24. La scorsa settimana il prezzo dei futures è salito del quattordici per cento, ai massimi del settembre del 2008.

La produzione petrolifera della Libia è stata dimezzata dai recenti disordini, anche se è difficile in questo momento fare previsioni esatte, a causa della mancanza di informazioni. A sostenerlo è il capo economista dell’Aie (agenzia internazionale dell’energia), Fatih Birol. La Libia produceva 1,6 milioni di barili al giorno. Secondo Birol il dimezzamento di questo output «non è una buona notizia, ma è confortante che l’Arabia Saudita abbia reagito bene». Birol ha ribadito che il problema per l'economia mondiale diventerà serio se l’attuale prezzo del petrolio resterà a livelli così alti per tutto l’anno. Si stanno già registrando, infatti, aumenti dei combustibili in molti Paesi occidentali, e i Governi temono una fiammata dell’inflazione.

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