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Per il rilancio
dei valori

· Dopo il neoliberismo ·

Theodor Adorno

L’ostracismo che ha colpito la discussione dei valori nella sfera pubblica è alla base del disorientamento e dello smarrimento, sul piano culturale, che si registrano attualmente. E sia il disorientamento che lo smarrimento alimentano, a loro volta, fenomeni di populismo, anch’essi complici di ideologie e atteggiamenti che finiscono per compromettere una sana dialettica sui valori. C’è dunque un vuoto, e di dimensioni non certo marginali. Come colmarlo? Occorre lavorare e costruire una «teoria dei valori» che reggano all’urto sia dell’esame critico che della verifica razionale: in questo sarà possibile ripartire da essi per ricostruire una società che riconosca alle istanze etiche e morali il ruolo fondamentale che spetta loro. È questo l’assunto che innerva il libro di Laura Pennacchi De valoribus disputandum est. Sui valori dopo il neoliberismo (Sesto San Giovanni, Mimesis Edizioni, 2018, pagine 172, euro 15) presentato a Roma, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, lunedì 18 febbraio.

L’autrice, studiosa e saggista, afferma che il secolarismo liberale, mirando a neutralizzare le pulsioni distruttive delle guerre di religione, ha confinato le credenze metafisiche e le convinzioni assolute, dunque anche quelle valoriali, in un territorio extrapolitico ed extrapubblico, nella sfera privata, operandone una sorta di privatizzazione che lega la loro apprezzabilità a uno statuto di mutismo politico. Così facendo, scrive Pennacchi, il secolarismo liberale viene a coincidere con un “deflazionismo filosofico”. Il secolarismo, cioè, ritenendo che le questioni poste a decisione pubblica vadano formulate solo in termini che non richiedano di fare appello agli impegni morali individuali (ritenuti per definizione inconciliabili), induce a calare «un velo di trascuratezza e di sottovalutazione» su dissensi «pregni di credenze significative» su cosa è vero e su cosa è falso, su cosa è giusto e su cosa è ingiusto. L’esito di questa sottrazione al discorso pubblico delle questioni valoriali — osserva l’autrice — si risolve nella difficoltà di sottoporre tali valori al dibattito collettivo e al dialogo intercomunicativo.
Il libro, passando per una rilettura delle tematiche della reificazione e dell’alienazione (da Lukacs ad Adorno) discute i nessi che intercorrono tra dimensione morale e dimensione politica, con l’obiettivo di rilanciare il nevralgico ruolo rivestito dai valori: un rilancio da operare a beneficio della stessa Europa, che, alla prese con multiformi sfide, rischia di trascurarli. E addirittura di dimenticarli.

di Gabriele Nicolò

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13 dicembre 2019

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