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Il regalo di Medea

· Dario D’Ambrosi e il suo Teatro Patologico ·

Dopo il Wilton’s Price come migliore spettacolo straniero a Londra, dove ha debuttato due anni fa, San Paolo e Rio de Janeiro nel 2014 e il Teatro Argentina di Roma nel settembre scorso, la Medea di Dario D’Ambrosi è appena andata in scena anche a New York. Non si tratta di una tournée come tutte le altre; e lo si capisce già dal nome della compagnia scritto sulla locandina: Teatro Patologico.

Una foto di scena di «Medea»

Accanto ad Almerica Schiavo, che interpreta la maga della Colchide, Mauro Cardinali (Giasone) e lo stesso D’Ambrosi nel ruolo di Creonte ci sono attori con disabilità psichiche e fisiche gravi che danno voce e plasticità espressiva al coro, guidati dalle musiche originali di Francesco Santalucia e dalla melodia del greco antico.

I primi spettacoli romani di Dario D’Ambrosi — che ha recitato accanto ad Anthony Hopkins, Jessica Lange e Mel Gibson, ma in Italia è noto soprattutto come l’ispettore Canton di Romanzo criminale — risalgono agli inizi degli anni Ottanta. All’epoca il pubblico dell’Uccelliera di Villa Borghese rimaneva sbigottito di fronte a un giovane in camicia di forza con una gabbietta per canarini vuota in mano, incerto se applaudire o andarsene, spaventato dalla rappresentazione della follia. Dieci anni più tardi Dario D’Ambrosi inizierà a dedicarsi a quella che sente come una vocazione nella vocazione: far dialogare palcoscenico e malattia mentale dando vita a spettacoli “di serie a”, con le carte in regola per andare in scena nei grandi teatri di tutto il mondo. Nel 2009 apre un laboratorio a Roma, poi diventato una scuola di formazione teatrale per ragazzi con disabilità che coinvolge anche i familiari.

Gli spettacoli del Teatro Patologico tornano spesso a New York, la città dove l’attore lombardo si è formato negli anni Settanta, adottato dalla famiglia artistica della leggendaria impresaria afroamericana Ellen Steward, fondatrice del Cafè La Mama. E proprio a New York, nella quarta strada, si sono appena concluse le repliche di Medea, omaggio ai primi cinquant’anni del teatro off più amato della Grande Mela.

Un’esperienza destinata a mettere radici, per fortuna: a novembre, con la collaborazione dell’ateneo romano di Tor Vergata, D’Ambrosi aprirà un corso universitario di teatro integrato. «Sono spettacoli veri, con un pubblico vero. I ragazzi sono bravissimi, usano la loro diversità in scena come uno strumento espressivo potente» spiegano gli organizzatori di un altro show con attori speciali, I Miserabili. Amare una persona è vedere in volto Dio. Lo spettacolo, un’opera teatrale ispirata al celeberrimo romanzo di Victor Hugo e diretta da Luisa Oneto, ha debuttato al Carcano di Milano il primo ottobre scorso ottenendo un successo da record: la compagnia ha al suo attivo mille ingressi paganti e tanti spettatori con gli occhi lucidi all’uscita, grati del lavoro fatto da un consorzio di cooperative sociali lombarde. Com’è nata l’idea? «Abbiamo preso sul serio una frase dello scrittore francese — risponde uno degli attori — “Morire non è nulla, è non vivere che è spaventoso”».

di Silvia Guidi

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19 novembre 2018

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