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Due storie bibliche

· Messa a Santa Marta ·

Attenzione a quando, convinto di vivere tranquillamente senza commettere grandi peccati, il cristiano «scivola lentamente», quasi senza accorgersene, nell’«indebolimento del cuore» e si «corrompe». È il monito di Papa Francesco che, durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì 8 febbraio, ha messo a confronto due differenti storie bibliche: quella di Davide, il re «peccatore» ma «santo», e quella di Salomone, il re saggio il cui cuore però «si era deviato dal Signore» e per questo venne «rifiutato» da Dio. Un insegnamento per ogni uomo perché, ha sottolineato il Pontefice, se è vero che al peccatore capace di pentirsi la via della santità è sempre aperta, il corrotto invece si preclude da solo la possibilità di salvezza.

Sigurd Kraus, «Re Salomone»

La riflessione del Papa, sollecitata dalla lettura del giorno (1 Re, 11, 4-13), è partita proprio dall’inaspettata sorte toccata al re Salomone, da tutti conosciuto come grande e saggio. Il cuore del sovrano, infatti, «non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre». Una sorpresa perché, ha detto Francesco, «di Salomone noi non sappiamo se avesse fatto grossi peccati; invece di Davide sì. Di Salomone, noi sappiamo che ha avuto una vita tranquilla, ha governato», mentre «Davide ha avuto una vita un po’ difficile, è caduto nel peccato, ha fatto la guerra». Eppure «Salomone è rigettato dal Signore, e Davide è santo. Come si spiega questo?».

C’è un dettaglio dirimente: «Quando Davide — ha sottolineato il Pontefice — si convinse di aver peccato, chiese perdono, fece penitenza», e se pure non peccò una sola volta, «ebbe sempre l’umiltà di chiedere perdono». Diversa la situazione di Salomone, il quale era sempre stato «equilibrato, non aveva fatto grossi peccati»; ma nel brano biblico si legge che il suo cuore «si era “deviato” dal Signore», un po’ per volta, progressivamente. Egli aveva ceduto alle sue donne che lo avevano indotto all’idolatria. Proprio lui, «il grande Salomone che lo stesso Signore loda, all’inizio, quando chiese la prudenza per governare e non chiese ricchezze, fama: la prudenza per governare il popolo», il grande Salomone del quale tutto il mondo parlava: aveva fama internazionale». Per lui, per conoscerlo, si era spostata anche la regina di Saba: «E cosa disse lei? “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto, sulla tua sapienza. Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto. Ebbene, non mi era stata riferita neppure una metà”». Tutto il mondo, quindi, parlava della «grandezza di Salomone». Ma egli «non restò integro davanti al Signore e fu rifiutato dal Signore». Il suo cuore «si era deviato dal Signore. E lui, sembra che non si accorgesse di questo».

Qui, ha spiegato il Papa, ci si trova di fronte al «problema dell’indebolimento del cuore». Si potrebbe dire un decadimento subdolo, perché «non è come una situazione di peccato: tu fai un peccato, te ne accorgi subito». Invece «l’indebolimento del cuore è un cammino lento, che scivola poco a poco, poco a poco, poco a poco». Questo accade a Salomone che, «addormentato nella sua gloria, nella sua fama, cominciò a seguire questa strada» e il suo cuore «si indebolì». Paradossalmente, ha aggiunto il Pontefice, «è meglio la chiarezza di un peccato, che l’indebolimento del cuore», ossia quel processo nel quale si «scivola lentamente, e tu non te ne accorgi. Lentamente, verso la mondanità», verso una vita che sembra «degna», ma risponde a «cuore debole». È stato proprio così che «il grande re Salomone, il grande prudente, il grande re che tanto piacque a Dio, finì corrotto: tranquillamente corrotto, perché il cuore gli si era indebolito».

La storia di Salomone è molto attuale: «Un uomo e una donna col cuore debole, o indebolito, sono una donna, un uomo sconfitto», ha ammonito Francesco ricordando che «questo è il processo di tanti cristiani, tanti di noi». Si dice: «No, io non faccio dei peccati grossi»; ma bisognerebbe chiedere: «Com’è il tuo cuore? È forte? Resta fedele al Signore, o tu scivoli lentamente?».

A tale proposito il Papa ha ricordato l’episodio evangelico di Matteo (12, 43-45) in cui si parla «di quell’uomo che era stato liberato da un diavolo, da un demonio» e «incominciò una vita nuova... tutto bello... Ma, passato il tempo, quel demonio torna a vedere come vanno le cose lì. E vede la casa tutta ben sistemata e bella. E va a trovare altri sette demoni peggiori di lui; tornano e la fine di quell’uomo è peggiore» di come era prima. Proprio questo, ha chiosato Francesco, «è il dramma dell’indebolimento del cuore. E a tutti noi può succedere questo nella vita». Perciò è sempre bene chiedersi: «Ma, il mio cuore è forte davanti al Signore? O, lentamente, scivolo e mi indebolisco? Cosa devo fare?». Occorre vigilanza, ha spiegato il Pontefice: «Vigilare sul tuo cuore. Vigilare. Tutti i giorni, stare attento a cosa succede nel tuo cuore. Se resta saldo nella fedeltà al Signore» o se, un giorno dopo l’altro, scivola lentamente.

«Davide — ha concluso Papa Francesco — è santo». Era peccatore, è vero, ma «un peccatore può diventare santo» Invece «Salomone è stato rigettato perché era corrotto». E «un corrotto non può diventare santo». Del resto, alla corruzione si arriva proprio «per quella strada dell’indebolimento del cuore». Bisogna quindi «tutti i giorni vigilare il cuore», comprendere in quale «rapporto» si sta con il Signore e «gustare la bellezza e la gioia della fedeltà».

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19 agosto 2018

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