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Il razzismo nello sport

· Un documentario sulla storia di Leone Jacovacci ·

Partendo dal libro Nero di Roma, la storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico di Mauro Valeri, il documentarista esordiente Tony Saccucci porta all’attenzione del pubblico una storia completamente dimenticata, quella di un pugile meticcio campione dei pesi medi e mediomassimi che mise in serio imbarazzo il regime fascista.

Il pugile Leone Jacovacci

Dopo aver viaggiato in giro per l’Europa alla ricerca di un ambiente che non fosse troppo ostile agli atleti di pelle scura, Jacovacci, classe 1902, di padre italiano e madre congolese, vince una serie di importanti incontri che ne farebbero il nuovo campione italiano ed europeo. Soltanto in teoria, però. Dato che il regime fascista, negandogli la cittadinanza, lo rende in pratica inidoneo a concorrere ufficialmente per questi titoli. A furor di popolo — soprattutto di una Roma che Mussolini faticava a fascistizzare del tutto — e sulla spinta di una stampa che inizialmente mostrava remore di stampo razzista nei confronti del pugile, ma che poi chiederà a gran voce l’omologazione dei suoi successi, verrà organizzato un match fra Jacovacci e il campione europeo in carica, a sua volta italiano, Mario Bosisio. Jacovacci vincerà quell’incontro, ma l’ostracismo da parte del regime non si fermerà, al punto che la notizia della vittoria verrà clamorosamente occultata agli occhi dell’opinione pubblica, rendendo, fra l’altro, monco del finale il filmato dell’incontro. Da quel momento comincerà il declino sportivo di Jacovacci, che morirà, nel più completo anonimato, nel 1983 a Milano, dove per molto tempo aveva svolto il lavoro di portiere di un condominio.

Saccucci confeziona in modo più che dignitoso un documentario che sulla carta non era di facile realizzazione, vista l’esiguità del materiale filmato riguardante il protagonista. Il regista cerca di ovviare a questo limite sfruttando un generico repertorio di video sul pugilato degli anni venti, nonché immagini che ancor più genericamente documentano la vita ai tempi del ventennio fascista, comprese quelle che mostrano i popoli africani colonizzati. Inoltre alle immagini del passato vengono interpolate quelle del presente, che vedono in scena l’autore del libro di partenza Valeri sul luogo dove si svolse l’incontro Jacovacci-Bosisio, ovvero lo Stadio Flaminio di Roma, che all’epoca si chiamava Stadio Nazionale.

di Emilio Ranzato

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27 giugno 2019

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