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Il racconto del Novecento

· Henry Cartier-Bresson in mostra al Museo all’Ara Pacis ·

Henry Cartier-Bresson aveva cominciato con la geometria — era ossessionato dalle misure, dalle proporzioni, dall’equilibrio — e con la pittura, studiando con la cubista André Lhote. Ma presto si fece ammaliare dal surrealismo, con il suo voler liberare il pensiero da qualsivoglia controllo della ragione o d categorie morali ed etiche precostituite. In seguito però, dopo un viaggio in Costa d’Avorio, prese consapevolezza di come la fotografia potesse fissare la storia in un istante, creando una plasticità impensabile con la pittura.

Si svilupparono così il genio per la composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci come i più insignificanti. Tratti, questi, che hanno fatto di Cartier-Bresson uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo.

Dietro la stazione Saint-Lazare (Parigi, 1932)© Henri Cartier-Bresson/Magnum PhotosCourtesy Fondation HCB

Nel corso della sua lunga carriera — era nato nel 1908 ed è morto nel 2004 — ha percorso il mondo e posato lo sguardo sugli eventi che hanno scritto la storia, non solo documentandoli da grande fotocronista, ma riuscendo a unire alla potenza della testimonianza la delicata forza della poesia.

«C’è un istante in cui tutti gli elementi che si muovono sono in equilibrio», spiegava a chi gli chiedeva la formula magica, aggiungendo che ci sono «attimi decisivi» in cui si riesce a «mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio» e che occorre avere la capacità di «osservare lì dove gli altri sanno solo vedere». Il frutto della ricerca, lunga una vita intera, di questi attimi decisivi e di quell’equilibrio creato dall’irripetibile alchimia che dura solo tempo di un clic è confluito nella imponente mostra retrospettiva «Henri Cartier-Bresson» allestita a Roma presso il Museo dell’Ara Pacis fino al 25 gennaio 2015.

Realizzata a dieci anni dalla morte dal Centre Pompidou di Parigi, in collaborazione con la fondazione intitolata al grande fotografo, promossa da Roma Capitale e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, la grande esposizione presenta ben cinquecento opere tra fotografie, stampe d’epoca, disegni giovanili e dell’ultimo periodo, i soli due dipinti non distrutti dall’autore, film, documenti vari, tra cui ritagli di giornali, riviste, libri, manoscritti.

Non mancano le immagini più importanti e divenute vere e proprie icone, ma ci sono anche scatti meno conosciuti del grande maestro, persino rare fotografie a colori.

Di Cartier-Bresson si conosce praticamente tutto, la sua opera è stata esplorata minuziosamente. Tuttavia è giunto il momento di ricostruire il percorso unitario di questo artista il cui lavoro è spesso stato circoscritto alla sola nozione di «istante decisivo», divenuta la chiave principale di lettura delle sue immagini. Con il rischio di voler spiegare una produzione tanto ampia come animata da un unico impulso.

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