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Il Quartetto condanna l'espansione israeliana a Gerusalemme est

· Criticate le azioni unilaterali del Governo di Netanyahu ·

Resta incerto l'esito degli sforzi della diplomazia internazionale, in particolare di quella statunitense, di rilanciare il negoziato tra israeliani e palestinesi, al quale ha posto nuovi ostacoli la decisione israeliana di allargare gli insediamenti a Gerusalemme est.  Tale decisione è stata condannata ieri formalmente anche dal Quartetto, l'organismo formato da Nazioni Unite, Unione europea, Russia e Stati Uniti, a suo tempo costituito per sostenere la Road map, il processo di pace destinato a concludersi con la proclamazione dello Stato palestinese. In una dichiarazione diffusa dalla sede delle Nazioni Unite a New York,  il Quartetto condanna «la decisione di Israele di  mandare avanti i piani per la costruzione di nuove abitazioni a  Gerusalemme est» e   «riafferma che le azioni unilaterali,  da una parte come dall’altra, non possono pregiudicare l’esito  dei negoziati e non verranno riconosciute dalla comunità  internazionale».     Ribadendo l’appoggio alla soluzione del conflitto basata sull'esistenza di due Stati,  il  Quartetto chiede una ripresa del dialogo tra le due parti, con  l’obiettivo di risolvere tutte le questioni,  «compreso lo  status di Gerusalemme».     Una riunione del Quartetto è in calendario il 19 marzo a  Mosca.

In precedenza,  il segretario di Stato americano, Hillary Clinton,  aveva  telefonato al premier israeliano Benjamin Netanyahu per  ammonirlo che l’annuncio del nuovo piano di insediamenti — tra l'altro,  fatto  dalle autorità israeliane martedì scorso, proprio mentre si trovava in visita in Israele il vice presidente statunitense Joe Biden —  rischia di avere una  «influenza profondamente negativa» nei rapporti bilaterali  tra  Stati Uniti e Israele,  con  la conseguenza aggiuntiva di «minare la fiducia tra le  parti».

Contemporaneamente, diversi mezzi d'informazione sia israeliani sia palestinesi riferivano di colloqui tra  il presidente dell'Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen, e il mediatore statunitense George Mitchell, impegnato a cercare di rilanciare il processo di pace con negoziati indiretti. Abu Mazen avrebbe chiarito a Mitchell  che l'Ap non conta su alcuna rassicurazione pubblica di Israele sulla questione di Gerusalemme est — sulla quale,  peraltro,  il Governo di Netanyahu resta rigidamente contrario a qualsiasi concessione negoziale —  ma condiziona la conferma dell’adesione palestinese ai colloqui indiretti quanto meno a una garanzia specifica di Washington.

Nel frattempo, l'Unifil, la missione dell'Onu schierata nel sud del Libano, ha comunicato ieri che due carri armati israeliani hanno   superato l’unica barriera fisica che attualmente separa  il Libano da Israele,  nei pressi del conteso villaggio di  Ghajar, nel settore orientale del confine  provvisorio tra i due Paesi, senza peraltro varcare la linea blu che segna tale confine e senza che si verificassero incidenti.

Nella regione sarà impegnata da  domani a giovedì prossimo Catherine Ashton, l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea. Ashton, secondo quanto comunicato dal suo ufficio, visiterà Egitto,  Siria,  Libano,  Giordania, Israele e Territori palestinesi per portare «un chiaro messaggio di incoraggiamento per la ripresa dei colloqui di pace» e proseguirà poi per Mosca per partecipare venerdì alla riunione del Quartetto.

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