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Il profumo dell’Eden

· Viaggio nella tradizione ebraica ·

l rito della Havdalà  in un manoscritto del XIV secolo

Estate tempo di viaggi, di scoperte di nuovi orizzonti che si dilatano e si osservano occhi curiosi e attenti. Matteo Corradini, scrittore e narratore, ebraista e insignito del premio Andersen 2018 quale protagonista della letteratura per l’infanzia, nella sua ultima ricerca (Il profumo dell’Eden. Odori, spezie, idolatria nella mistica ebraica, Giuntina, Firenze 2018, pagine 154, euro 12) propone un viaggio non a... naso ma con il naso e la sua capacità olfattiva ben desta.

L’autore si chiede: «Perché i besamim sono fatti a forma di torre? A chi legge questa parola per la prima volta basti sapere per ora che i besamim sono portaspezie contenenti incenso, vengono utilizzati nel rito ebraico della Havdalà, servono ad accompagnare l’anima dello Shabbat che si distacca dal mondo e risale».

E inizia così il viaggio: «Partendo da quell’oggetto ho deciso di ripercorrere la mistica ebraica in lungo e in largo e di non farlo con gli occhi ma col naso».

Nelle pagine perciò si trascorre fra profumi, fragranze, odori, spezie, olezzi che scaturiscono da tutta la secolare tradizione ebraica.

Si viene apprendendo come la natura dei simboli ebraici sia fatta di movimento perché scavano nella vita quotidiana ma immediatamente rimbalzano a un’altra realtà, quella della ricerca mistica.

Il rito della Havdalà con i suoi simboli che «si inseriscono in una manifestazione del Santo e l’uomo viene indotto nella pace a ricondurre se stesso verso il Signore», viene spiegato dettagliatamente e chi legge si ritrova immerso nella sua particolare atmosfera, ovviamente speziata.

L’idolatria stessa è alle prese con le spezie e il loro uso: «la grandezza stessa di Israele è paragonata alla maturazione delle spezie: così come l’idolatria spezza o rallenta la crescita di Israele, così la fretta blocca la maturazione delle spezie che non ne traggono giovamento».

L’autore compone una mappa per entrare nell’universo simbolico ebraico e acquisire una consapevolezza insolita che, abitualmente, si è abituati a ignorare, tante curiosità allora emergono e vengono spiegate. Per esempio, “il suono del sale” appartiene o meno alla sfera degli aromi?

Particolarmente suggestivo è lasciarsi trasportare dal profumo dello Zohar e del Talmud e rileggere il Cantico dei Cantici.

Infine anche l’Altissimo profuma: «Le labbra del Santo sono paragonate alle rose, e i suoi vocaboli sono profumati. È quanto avviene nel Talmud (Shabbat 88b), dove troviamo l’immagine del Signore che crea attraverso le parole: ogni sua parola riempie il mondo di profumi e di odori fragranti ed è spazzata via dal vento per lasciare posto alla successiva».

La creazione tutta quindi è immersa nella fragranza e appare «il mondo continuamente rigenerato dal Santo, e perpetuamente portato all’esistenza per la presenza dei profumi, simboli delle parola divine».

Di pagina in pagina si procede di profumo in profumo per approdare alla conclusione in cui Corradini si affida: «Mi scuso con i lettori: ho fatto tutto solamente per capire qualcosa della Havdalà, della Shekinà e della forma misteriosa dei besamim. Vi avviserò casomai se le porte del mondo a venire non si aprissero davanti a me, quando mi presenterò con questo libro sottobraccio». Non è di fatto un libro…speziato?

Rimane un però: se «i profumi, nell’ebraismo, comunicano una perdita, una nostalgia di qualcosa, uno smarrimento», una volta giunti quelle porte non si potrebbero spalancare perché il viaggio del naso è arrivato alla meta, all’Eden, luogo di olezzo inebriante?

di Cristiana Dobner

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27 gennaio 2020

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