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Il privilegio di accompagnare
e di essere accompagnato dai più piccoli

· Ospedale da campo ·

La missione di Giosuè Bonzi, amico di Jean Vanier a Hong Kong

«L’amore è l’unica lingua compresa da tutti i popoli», amava dire san Giuseppe Freinademetz, missionario ladino in Cina nel XIX secolo. Ebbene: proprio l’amore e la tenerezza sono le bussole della testimonianza che da decenni va conducendo in Cina padre Giosuè Bonzi del Pime. Per questo il missionario si è meritato l’appellativo di “apostolo dei disabili”, come suona il titolo della biografia che Pimedit gli ha dedicato nel 2016, in occasione dei 50 anni di sacerdozio. Se ne parliamo qui oggi è perché la vicenda di questo gentile e tenace missionario si intreccia strettamente con la figura e il messaggio di Jean Vanier, fondatore delle Comunità dell’Arca, morto pochi giorni fa.

Alcune foto ricordo degli incontri  con Jean Vanier   in occasione delle sue visite  in estremo oriente

Bergamasco di origine, classe 1940, Bonzi ha fondato nel 1977 la Fu Hong Society, organizzazione che offre servizi qualificati alle persone con disabilità, fisiche e non solo, per sviluppare le loro potenzialità e aiutarle a integrarsi nella società. Egli stesso, appena arrivato nella tumultuosa Hong Kong aveva dovuto superare una barriera legata a problemi fisici: «In un primo tempo — racconta — avevo pensato all’ipotesi di lavorare come operaio (ai tempi Hong Kong era nel pieno del suo boom industriale), ma un’ernia del disco mi ha bloccato. Ho subìto, per vari motivi, oltre 20 operazioni chirurgiche e quindi il lavoro manuale non era fra le mie possibilità».

Decisivo si rivelò l’esempio e l’incoraggiamento di padre Enea Tapella, un confratello del Pime dedito ai più fragili e perciò amatissimo in quella città (quando finì in ospedale per un grave incidente che poi l’avrebbe portato alla morte, si formarono file di volontari per donargli il sangue).

Così, da oltre mezzo secolo padre Giosué si spende per i vulnerabili in terra cinese. Dal primo gruppo di disabili ospitati in un appartamento si è passati a una cinquantina di case-famiglia per disabili aperte dal missionario e dal suo staff. Non solo: la Fu Hong Society di Hong Kong conta un migliaio di operatori a tempo pieno, che seguono costantemente circa quattromila persone, per lo più portatori di handicap mentale ed ex pazienti dimessi dagli ospedali psichiatrici: un risultato che il governo della metropoli ha premiato lo scorso anno, includendo il nome di Bonzi nell’elenco di cittadini che ogni anno il primo luglio, festa del ritorno di Hong Kong sotto la sovranità cinese, vengono insigniti di nuove onorificenze, nel caso di padre Giosuè la prestigiosa BronzeBauhinia Star.

Sarebbe sbagliato, però, pensare a padre Bonzi come a un efficiente organizzatore o, semplicemente, a un tecnico: io stesso, che l’ho incontrato nella casa-famiglia dove vive a Hong Kong, ho toccato con mano quanto sia autentico ciò che egli dichiara, quando parla del «privilegio di accompagnare e di essere accompagnato dagli amici con handicap, i quali mi educano e mi fanno sentire che Dio è sempre con noi, ogni giorno, se sappiamo riconoscerlo là dove egli ha scelto di farsi trovare, nei piccoli del Regno».

Nonostante l’età avanzata, il missionario è ancora sulla breccia e costantemente collegato con gli amici italiani via Whatsapp, strumento col quale abbiamo realizzato anche la nostra conversazione. «Il mio primo approccio con Vanier è avvenuto — racconta — grazie alla lettura, nel 1981, di un suo libro, La comunità, luogo del perdono e della festa, mandatomi da un amico italiano. Ne rimasi fortemente colpito e desiderai conoscere l’autore e la sua attività più da vicino. Nella primavera del 1982, durante le mie vacanze in patria, visitai la comunità romana di Fede e Luce, incontrandone l’iniziatrice in Italia, Mariangela Bertolini. Con grande entusiasmo ella mi facilitò l’incontro con il suo grande amico Jean a Trosly-Breuil, sede della prima Comunità dell’Arca». Sono passati anni, ma il ricordo è ancora vivo: «Il colloquio con Vanier fu calorosissimo. Gli comunicai il mandato che avevo ricevuto da comunità cristiane di diverse denominazioni: invitarlo a Hong Kong». Un sogno che qualche anno dopo andrà a buon fine: nel settembre 1990, infatti, Jean Vanier arriva in terra cinese.

Nel 1990 a padre Bonzi viene chiesto di assistere anche come cappellano la comunità di Fede e Luce di Hong Kong. Oggi nell’ex colonia britannica quelle comunità sono diventate tre e ben 1800 nel mondo, in oltre 80 Paesi. Continua padre Giosué: «Jean iniziò a invitarmi a prendere parte ai ritiri spirituali e ai programmi di formazione che teneva in Estremo Oriente. Ho potuto incontrarlo così varie volte: in Corea, nelle Filippine, a Taiwan... Nel 1994 sono stato invitato all’incontro internazionale di Fede e Luce tenuto a Varsavia (Polonia), successivamente a quelli a Quebec City (Canada) nel 1998 e a Roma (2002)». Nella Settimana Santa 2001, trentesimo anniversario della fondazione di Fede e Luce, padre Bonzi accompagnò la delegazione di Hong Kong a Lourdes, dove erano radunati oltre 24 mila pellegrini: portatori di disabilità, familiari e amici.

Ripercorrendo questa lunga storia di amicizia con Vanier, il missionario commenta: «Ringrazio il Signore per aver incontrato e conosciuto Jean e partecipato attivamente nella missione di amore e condivisione con i più “piccoli”. Per me è stato una grazia immensa concessami da Dio».

Oggi più che mai lo sguardo di padre Bonzi è diretto alla Cina: «A partire dal 1978 viaggio all’interno della Cina e dal 1990 dirigo il comitato della Fu Hong Society per gli scambi di programmi con Cina, Macao e Taiwan. Abbiamo così avuto modo di aprire centri e strutture in tutto il mondo cinese. Pochi anni fa quest’opera ha festeggiato i 40 anni di vita. Quasi non mi sembra vero».

di Gerolamo Fazzini

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17 settembre 2019

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