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Il primo universale

· È morto Alfredo Di Stéfano ·

Per strani scherzi del destino non giocò neanche un minuto di un mondiale. Eppure per molti è stato il più grande di tutti, più grande anche di Pelé e Maradona. Alfredo Di Stéfano, la saeta rubia, è morto nel pomeriggio di lunedì 7 luglio.

Era stato colto da infarto due giorni prima (il 4 luglio aveva festeggiato il suo ottantottesimo compleanno), mentre si trovava per strada non lontano dallo stadio Santiago Bernabeu, la casa di quel Real Madrid di cui era dal 2000 il presidente onorario e che, fra il 1953 e il 1964, guidò sul campo in una fantastica epopea sportiva che portò alla vittoria di otto campionati spagnoli, cinque Coppe dei campioni (in cui andò sempre a segno nelle rispettive finali, unico nella storia a riuscirci) e una Coppa intercontinentale. E per lui due Palloni d’oro.

Lo ricorda con affetto Sandro Mazzola: «Di Stéfano era ed è rimasto sempre il mio idolo. Ricordo che quando ero bambino a Milano e abitavamo nella popolarissima zona di Porta Ticinese, compravo la spuma per potermi fermare a vedere le partite in televisione al bar. Non che ne facessero vedere molte, però le finali dei grandi tornei sì. E a quei tempi di solito in finale c’era il Real Madrid di Di Stéfano. Stravedevo per lui, rimanevo incantato. Mi ricordava papà Valentino, una mezz’ala capace di vincere la classifica dei goleador. Lo ammiravo con gli occhi sognanti di un ragazzino innamorato del pallone e mi sembrava di un altro pianeta, ma anche oggi, cercando di mantenere una certa lucidità e obbiettività, non posso che ricordarlo così. Di Stéfano era un campione assoluto, completo: destro, sinistro, colpo di testa, dribbling, visione di gioco, velocità, tocco vellutato. Giocava con uguale, straordinaria efficacia ed eleganza avanti e indietro. E in campo era un comandante. È stato il primo giocatore universale».

Maurizio Fontana

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