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Il primo focolarino beato  è giovane e donna

· Il 25 settembre a Roma la beatificazione di Chiara Luce Badano ·

Limpido lo sguardo e fresco il sorriso e soprattutto straordinaria l'esistenza in una vita quotidiana ordinaria che, pur nella brevità dei giorni, si è imposta oltre ogni immaginazione diventando famigliare per migliaia e migliaia di persone in ogni parte del mondo. È un ritratto di Chiara «Luce» Badano, la giovane aderente al movimento dei Focolari, morta nel 1990, a soli diciotto anni per una grave malattia, che nel pomeriggio di sabato 25 verrà beatificata a Roma. Il rito si svolgerà presso il santuario della Madonna del Divino Amore e sarà presieduto dall'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Senza numero le richieste di partecipazione che giungono da più di quaranta Paesi dei cinque continenti. Dall'Australia al Kenya, dai Paesi Bassi alla Giordania, dalla Cina alla Colombia: ovunque soprattutto i giovani — rendono noto i responsabili dei Focolari — inventano mille iniziative per raccogliere i fondi necessari per il viaggio. Incontri paralleli in collegamento televisivo o via internet si stanno preparando in queste settimane. In Vaticano poi, la sera di sabato 25, presso l'aula Paolo VI i giovani focolari daranno vita a una festa — «Chiara Luce Badano Life Love Light» il titolo — per comunicare ai loro coetanei con il linguaggio del teatro, della musica e delle testimonianze la bellezza di un'esistenza interamente vissuta e donata al Vangelo. Il giorno seguente, domenica 26, alle ore 10.30, nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone presiederà la messa di ringraziamento.

Con Chiara «Luce» Badano per la prima volta un membro dei Focolari salirà agli onori degli altari. Profetiche, in un certo senso, furono le parole che la fondatrice, Chiara Lubich, morta nel 2008, ebbe a dire della Badano. «Quanta luce in questa nostra Chiara! La si legge sul suo volto, nelle sue parole, nelle sue lettere, nella sua vita tutta protesa ad amare concretamente tanti! Possiamo bere alla sua vita. È modello e testimone per giovani e anziani: ha saputo trasformare la sua “passione” in un canto nuziale». Era il marzo del 2000 e la fase diocesana del processo di beatificazione — apertosi nel 1999 — stava alle battute finali. Occorreranno poi altri nove anni perché — il 19 dicembre 2009 — sia promulgato il decreto pontificio riguardante il miracolo.

Era stata Chiara Lubich a darle il nome di «Chiara Luce». Nel luglio del 1990 rispondendo alla sua ultima lettera — la Badano morirà il 7 ottobre di quello stesso anno — le scrive: «Dio ti ama immensamente, e vuole farti sperimentare gocce di Cielo. Il tuo viso così luminoso dice il tuo amore per Gesù. “Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te. Ti piace? È la luce di Dio che vince il mondo».

Quella di Chiara Badano è una storia normale di una ragazza dei nostri giorni. Nata nel 1971 a Sassello, piccolo centro della provincia di Savona, è bella, sportiva e piena d'entusiasmo. Sogna di girare il mondo, gioca a tennis, frequenta con alterni successi la scuola — in iv ginnasio verrà bocciata — conosce la delusione del primo innamoramento. Ma per lei le difficoltà sono altrettante occasioni per allenarsi a vivere con autenticità il Vangelo e a rispondere all'amore di Dio, dal quale si sente attratta sin da quando, a poco più di nove anni, aveva partecipato con i genitori a una delle tradizionali manifestazioni internazionali dei Focolari. Così, subito s'impegna tra i Gen, i giovani del movimento. Scrive in una lettera alla Lubich: «Abbiamo cominciato subito la nostra avventura: fare la volontà di Dio nell'attimo presente. Col Vangelo sotto braccio faremo grandi cose». Sono gli anni in cui la fondatrice dei Focolari aveva lanciato proprio ai più giovani un sfida ardita: «Essere una generazione di santi», perché «per fare città nuove e un mondo nuovo non bastono tecnici, scienziati e politici, occorrono sapienti, occorrono santi». A sorpresa, poi, a 17 anni, un dolore acuto. Le ricerche, poi la diagnosi: un tumore osseo tra i più dolorosi e implacabili. Chiara vivrà ancora un anno e sarà quello decisivo. Chi va a farle visita con il desiderio di darle coraggio ne esce sconvolto. È Chiara che conforta con la sua serenità e pace. Dopo una notte particolarmente difficile, confida: «Soffrivo molto fisicamente, ma l'anima cantava». Sino all'ultimo il suo ideale sarà quello d'amare chi le sta accanto. Per Maria Voce, presidente dei Focolari, «Chiara Luce, la prima del movimento a raggiungere questo traguardo sulla via della santità, ci incoraggia a credere alla logica del Vangelo, del chicco di grano caduto in terra che muore e porta molto frutto. Il suo esempio luminoso ci aiuterà ad annunciare al mondo che Dio è amore».

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