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Il prezzo della vita

· Questioni etiche connesse al costo dei farmaci ·

Trovare una terapia efficace per una malattia giudicata inguaribile è un fatto che chiunque non avrebbe difficoltà ad annoverare tra le rare buone notizie. 

Se però la stessa terapia fosse molto costosa e i potenziali utilizzatori fossero magari centinaia di migliaia ci si troverebbe improvvisamente di fronte a un paradosso: la scoperta tanto attesa si trasforma in un problema. Lo scrive Ferdinando Cancelli aggiungendo che una serie di articoli del quotidiano francese «Le Monde», primo fra tutti un editoriale del 1 ottobre dal titolo eloquente — La vita non ha prezzo, ma chi pagherà? — affronta le questioni etiche connesse al costo dei farmaci fornendo esempi pratici. È recente la messa in commercio del Sofosbuvir, farmaco ospedaliero efficace contro l’epatite c. Il laboratorio che lo produce — sottolinea l’editoriale — chiede 18.500 euro alla confezione e un paziente che segua un’adeguata terapia spende in media intorno ai 50.000 euro alla settimana. L’efficacia del Sofosbuvir è provata ed è ritenuta eccezionale se confrontata con gli altri trattamenti classici finora in uso: 90 per cento dei pazienti guariti contro il 50 per cento con le terapie precedenti. Quindi nessun dubbio medico ma molti dubbi etici ed economici. Fino a che infatti i soggetti da trattare sono alcune centinaia i sistemi sanitari nazionali solitamente coprono i costi dei farmaci e quindi i pazienti non spendono e magari guariscono, ma le cose cambiano drasticamente quando, ed è il caso dell’epatite c, i malati da trattare in Francia sono circa 200.000.

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26 febbraio 2020

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