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Il prezzo della solidità

· Gli anni difficili di Córdoba ·

«Pronto?»; «Pronto? Sì? Chi parla?», «Jorge Bergoglio»; «...come?»; «Jorge Bergoglio»; «Veramente? Il Santo Padre?»; «Sì! Vuoi che te lo dica in cordovese?». Lunedì 3 febbraio 2014, prima di mezzogiorno, Jorge Bergoglio, Papa Francesco mi ha telefonato a casa. Otto mesi prima, nel giugno 2013, avevo iniziato a compiere ricerche sui giorni che l’attuale Pontefice della Chiesa aveva passato a Córdoba, come novizio tra il 1958 e il 1960, e poi come sacerdote tra il 1990 e il 1992.

In poco tempo la storia che avevo tra le mani è diventata più grande di me e allora sono ricorso al collega e amico Sebastián Pfaffen, testimone diretto a Roma — come inviato speciale di Canal 12 di Córdoba — dello storico conclave che ha eletto il primo Papa argentino e latinoamericano, la stessa persona che per alcuni anni aveva vissuto nella nostra città. Così, Sebastián è diventato coautore di questo libro libro (Aquel Francisco, Córdoba, Raíz de dos, 2014, pagine 348) e abbiamo iniziato a scrivere la storia in prima persona plurale.

Non c’è mai stata un’intervista formale con il Papa. Ma ci ha chiarito vari dubbi e ci ha regalato alcuni commenti e ricordi importantissimi su quanto avevamo esaminato e condiviso insieme.

La storia che lega Bergoglio a Córdoba, i giorni che l’attuale Papa Francesco ha trascorso in questa città e in questa provincia, prima come novizio gesuita e poi come sacerdote dell’ordine ignaziano, sono fondamentali per capire i suoi gesti come Pontefice e anche per comprendere la sua visione di Dio, della Chiesa, della vita, della storia, della politica e di se stesso.

Non si tratta di sminuire la configurazione vitale che gli hanno impresso la sua vita familiare di bambino e di adolescente, le sue esperienze pastorali, di docenza e di governo al di fuori di Córdoba. E ancora meno il suo evidente essere porteño. Ma si tratta di affermare che quei soggiorni continentali sono stati momenti “cardine” nella vita di colui che oggi è il sommo Pastore della Chiesa. In queste pagine cerchiamo di raccontare tutto ciò. E lui, il Papa, lo sa. E approva. Quando gli abbiamo chiesto che cosa avevano significato per la sua vita religiosa i sue due lunghi soggiorni in questa città, i suoi anni di formazione, le sue visite di passaggio, le opere e le azioni che aveva compiuto qui come provinciale della Compagnia, ha risposto con convinzione: «I miei anni a Córdoba hanno determinato, in qualche modo, una solidità spirituale. Perché, prima quando ero novizio e poi quei due anni in cui sono stato lì come sacerdote, tra il 1990 e il 1992, che sono stati come una notte, con una certa oscurità interiore, mi hanno anche permesso di svolgere il mio lavoro apostolico e mi hanno aiutato a consolidarmi come pastore».

di Javier Cámara e Sebastián Pfaffen

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