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Il prezzo del voto

· I vescovi messicani denunciano le spese esorbitanti per le elezioni di giugno malgrado la povertà dilagante ·

La prima domenica di giugno il Messico va alle urne. Si eleggeranno i governatori degli stati di Coahuila, Nayarit e di Messico, dove si trova la capitale. Oltre ai governatori cambieranno anche i parlamentari locali. Inoltre si vota in numerosi municipi, tra i quali è compresa una delle maggiori città del paese, Veracruz.
Per questa tornata elettorale, è stato stimato, verranno spesi quasi quindici milioni di euro, 300 milioni di pesos, una cifra smisurata, con un aumento del 52 per cento rispetto al 2011.

Fase di scrutinio delle schede in una recente elezione messicana

Di fronte all’enorme cifra spesa in un paese con gravi carenze in molteplici settori sociali i vescovi messicani hanno lanciato un grido di allarme. Una democrazia — hanno scritto su «Desde la Fe» — sempre più “cara”, con soldi pubblici sperperati in un contesto di povertà diffusa rappresentano uno scandalo che si aggiunge a quello delle clientele e dei comportamenti poco esemplari di alcuni politici.
Pochi giorni fa è stato arrestato in Toscana l’ex governatore di Tamaulipas indagato per corruzione. Avrebbe ricevuto denaro da due grandi cartelli di narcotrafficanti. Attualmente ci sono altri ex governatori messicani indagati e ricercati dalla giustizia; probabilmente ora rifugiati in Texas e in Europa.
I costi del voto secondo i vescovi ricadranno sulle fasce più deboli della popolazione se si considera che nel solo stato di Messico, 209 pesos saranno moltiplicati su circa 11 milioni di persone iscritte nei registi elettorali.
Questo voto, per gli esperti, potrebbe essere l’anticamera della prossima chiamata alle urne, quella del 2018, quando si eleggerà il successore del presidente Peña Nieto.
Intanto proliferano le promesse elettorali, i cellulari vengono regalati, le ricariche, i buoni spesa e tanto altro è offerto per ottenere il premio di un voto a favore.

Attraverso il settimanale dell’arcidiocesi, l’episcopato ricorda che metà della popolazione arranca nella povertà, in balìa della criminalità. Vengono sottolineati i molteplici omicidi avvenuti nello stato della capitale e il poco onorevole primato nazionale dei femminicidi. «Usare elettoralmente la fame, oltre ad essere immorale, è una delle peggiori mancanze sociali che implicano la distruzione della democrazia» ammonisce chiaramente la Chiesa di fronte all’aumento delle promesse dei candidati. (nicola nicoletti)

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