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Vittime durante le proteste in Iran

· Il presidente Rohani chiede il ritorno alla legalità ·

Venti persone sono morte finora nelle proteste che da alcuni giorni stanno scuotendo l’Iran. A confermare il bilancio è stata oggi la televisione di stato, che parla anche di centinaia di arresti, mentre il governo chiede il ritorno alla legalità per «tutelare gli interessi nazionali» contro «un piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica».

Manifestanti nei pressi dell’università di Teheran (Twitter/@kasra_nouri,  via Reuters)

Scoppiate giovedì scorso nella città di Mashad per protestare contro il carovita e la disoccupazione, le manifestazioni si sono diffuse a macchia d’olio in molte città e province. Numerosi edifici pubblici sono stati attaccati e danneggiati. Nelle ultime ore — secondo i media locali — un bambino di undici anni e un ventenne sono stati uccisi a Khomeinishahr, mentre un membro dei guardiani della rivoluzione è morto a Najafabad, ucciso da colpi esplosi da un fucile da caccia. Le due città si trovano nella provincia centrale di Isfahan, circa 350 chilometri a sud di Teheran.

Circa 450 manifestanti sono stati arrestati, come riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall’agenzia Irna. Nel dettaglio, duecento persone sono state arrestate sabato 30 dicembre, 150 domenica 31 e 100 nella giornata di ieri, primo gennaio. Il governo continua a precisare che le forze di polizia e i guardiani della rivoluzione «non stanno utilizzando armi da fuoco contro i manifestanti». Notizie in senso contrario erano state diffuse da alcuni organi di stampa. Evidenziando il carattere circoscritto delle proteste e criticandone l’immediata politicizzazione, il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha lanciato un appello «all’unità tra governo, parlamento, giustizia ed esercito». Ora — ha detto ieri il presidente in un intervento — «dobbiamo concentrarci sull’importanza del sistema, della rivoluzione, degli interessi nazionali, della sicurezza e della stabilità della regione».

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