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Il premier libico esclude
un intervento straniero

· ​Mentre le milizie di Misurata avanzano verso la roccaforte jihadista di Sirte ·

Il premier designato del Governo di accordo nazionale libico, Fayez Al Sarraj, ha escluso un intervento militare internazionale contro il cosiddetto Stato islamico (Is) nel suo Paese. «È vero che abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale nella nostra lotta contro il terrorismo, ma non stiamo parlando di un intervento internazionale, la presenza di truppe di altri Paesi sul nostro territorio sarebbe contraria ai nostri principi. Ci servono satelliti per la raccolta di immagini, intelligence, aiuto tecnico, non bombardamenti», ha detto in una intervista rilasciata ieri al quotidiano francese «Journal du Dimanche».

Forze fedeli al premier Al Sarraj alla periferia di Sirte (Afp)

Nel frattempo, continua l’avanzata delle forze fedeli al Governo di accordo nazionale verso Sirte: le milizie di Misurata hanno annunciato di aver strappato ai terroristi dell’Is un’importante base aerea a sud di Sirte. La base di Gardabiya, a circa 20 chilometri dal centro della roccaforte jihadista in Libia, costituisce una postazione strategica perché interrompe i canali di approvvigionamento all’Is e «intrappola ancora di più» i suoi miliziani all’interno della città, ha spiegato Mohammed Al Ghasri, il portavoce dell’operazione «Costruzione stabile», cui partecipano le milizie di Misurata per la liberazione di Sirte.
Intanto, il portavoce delle forze speciali della Marina libica fedele al generale Khalifa Haftar, Ali Al Thabit, ha annunciato la morte di otto miliziani dell’Is in scontri avvenuti ieri nel mercato del pesce di Bengasi. Secondo l’ufficiale libico, «le forze dell’esercito stanno avanzando in città e stanno chiudendo il cerchio intorno ai terroristi stringendoli nella zona del mercato del pesce, colpendo i loro covi con le armi pesanti». L’ufficiale ha aggiunto che i militari sono coadiuvati dagli elicotteri dell’esercito che sono intervenuti sul posto, mentre i militari a terra sono riusciti a disinnescare diverse autobombe e mine antiuomo.
Dal canto suo, il portavoce del comando delle forze armate libiche, fedeli al generale Khalifa Haftar, Ahmed Al Mismari, ha annunciato che «non consentiremo ad alcun ministero del Governo di riconciliazione nazionale di lavorare a Bengasi senza aver ottenuto prima la fiducia del Parlamento di Tobruk»

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