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Il predestinato

· È morto Lorin Mazel ·

«God bless you». 1941. Calzoncini corti, bacchetta, la Nbc Symphony Orchestra davanti. Undici anni e già esperienza alle spalle. Sul podio ce lo aveva fatto salire Arturo Toscanini. 

In molti sostenevano che fosse un genio. Il grande maestro italiano gli diede una chance. Era un uomo di poche parole, però di solito erano giuste. «God bless you» esclamò alla fine della prova, e la carriera internazionale era cominciata.

Lo scrive Marcello Filotei sottolineando che sembra una favola, invece è la vita di Lorin Maazel, uno dei più grandi direttori del Novecento, morto il 13 luglio all’età di 84 anni in Virginia. Era nato in Francia da una famiglia statunitense di religione ebraica e origini russe. Gli piacevano la matematica e la filosofia, che avrebbe studiato, ma quando ha preso il violino in mano a cinque anni si è capito subito che la musica era la sua strada. Come strumentista era eccezionale, ma già a sette anni come direttore rientrava nella speciale categoria dei condannati a vita sul podio. Scendere sarebbe stato un inaccettabile spreco di talento. Il violino però gli rimase sempre vicino, come solista e nella musica da camera.

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20 novembre 2018

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