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Il precedente argentino
di «Aperuit illis»

· La Domenica biblica nazionale ·

Il recente motu proprio Aperuit illis del Santo Padre, che istituisce la III Domenica del tempo ordinario come la “Domenica della Parola di Dio”, richiama alla mente un’iniziativa ecumenica che si tiene da quindici anni in Argentina. Fu voluta nel 2004 dall’allora cardinale Jorge Bergoglio e da me, autore di questo testo, quale direttore della Società Biblica Argentina. Il risultato è stato un documento che ha istituito la Domenica Biblica Nazionale, celebrata ancora una volta proprio domenica scorsa. Quel testo solenne, il cui contenuto è stato sottoscritto da rappresentanti delle Chiese cattoliche, protestanti, evangeliche e ortodosse, mirava a fissare una giornata in cui la Bibbia si costituisse come un luogo e uno spazio ecumenico celebrativo.

Il testo del 2004, tra i suoi tanti aspetti, sottolineava: «Nel mese di settembre nel nostro paese, la Chiesa cattolica romana, la Chiesa ortodossa, la Chiesa evangelica e altre confessioni cristiane celebrano il Mese della Bibbia. La prima ricordando San Girolamo, traduttore in vita della Vulgata o Bibbia in latino, la seconda sottolineando che i Santi Vangeli e gli altri libri del Nuovo Testamento furono scritti in greco, mentre le Chiese protestanti commemorando l’avvento della traduzione spagnola della Reina-Valera». E proprio quest’anno si celebrano i 450 anni dalla Bibbia di Casidoro de Reina, tradotta nel 1569, evento che dialoga in modo particolare con quanto citato nel motu proprio, che ricorda il «30 Settembre 2019, Memoria liturgica di San Girolamo nell’inizio del 1600° anniversario della morte».

In Aperuit illis Papa Francesco sottolinea il ruolo ecumenico della Bibbia, ricordando che «siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani». «Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida». Allora scrivevamo insieme al cardinale Bergoglio, così come figura in quello storico documento argentino, che «l’istituzione della Giornata Nazionale della Bibbia darebbe l’opportunità ai diversi credi, nel crescente e fecondo ambito ecumenico argentino, di evidenziare l’importanza che il libro ha come base del dialogo tra le diverse confessioni».

Infine, ormai in questo tempo sinodale dell’Amazzonia, con i riferimenti e le proposte contenuti nell’Instrumentum laboris per tradurre la Bibbia nelle lingue dei popoli indigeni, risulta particolarmente pertinente, profetica e attuale un’altra considerazione di quel documento argentino che sosteneva: «La Bibbia è per molti gruppi aborigeni del nostro paese l’unico libro tradotto nel loro idioma materno e in molti casi il veicolo attraverso il quale alle lingue agrafiche viene data la possibilità di avere un linguaggio scritto e quindi di conservare la propria cultura. L’istituzione della “Giornata Nazionale della Bibbia” consentirebbe una maggiore integrazione delle culture indigene e aprirebbe una possibilità di dialogo con questi gruppi in molti casi emarginati e dimenticati».

Perciò in Argentina questo recente motu proprio del Santo Padre non solo sarà accolto con gioia e accompagnamento ecumenico, ma richiamerà anche alla memoria il costante e coerente impulso dato dall’allora vescovo Bergoglio, ora Papa Francesco, affinché la parola di Dio fosse celebrata come un punto di incontro ecumenico.

di Marcelo Figueroa

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15 novembre 2019

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