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Il Pontefice richiamerà
le radici cristiane dell’Europa

· Speciale / Papa Francesco in Romania ·

Intervista al cardinale Parolin

Grande attesa in Romania per l’arrivo del Papa. Francesco — spiega alla vigilia della partenza il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, nell’intervista rilasciata a Massimiliano Menichetti per Vatican News — porterà un messaggio d’incoraggiamento e unità, sulla scia dello storico viaggio di Giovanni Paolo II. Il motto ufficiale della visita, che avrà una forte impronta mariana, è: «Camminiamo insieme».

Una donna in preghiera nella chiesa di San Giuseppe, cattedrale cattolica di Bucarest (Epa)

Con quale spirito il Papa si appresta a partire?

La partenza avverrà il giorno in cui la Chiesa latina celebra la Visitazione di Maria; Maria che si mette in viaggio per andare a servire la cugina Elisabetta. Quindi anche il motto che caratterizza questo viaggio del Papa, ha una forte impronta mariana. È un camminare insieme secondo lo stile della Santissima Vergine, uno stile fatto di umiltà, di servizio, di carità, nei confronti della cugina e dei più bisognosi. Mi pare che il Papa parte proprio con questo atteggiamento, con questo spirito: vuole farsi pellegrino per condividere il cammino di quelle comunità cristiane, quello della comunità civile, della società in Romania; vuole farsi pastore per incoraggiare nella fede i suoi fratelli e le sue sorelle, tenendo conto anche della ricchezza delle espressioni e dei riti che caratterizzano la Chiesa in Romania. E vuole farsi testimone di carità, soprattutto nei confronti dei giovani, invitandoli a favorire sempre quella cultura dell’incontro, come dice Lui, che permette veramente di ritrovarsi insieme in un momento storico in cui invece prevalgono le divisioni e le contrapposizioni. Mi pare che sia questo lo spirito con il quale il Santo Padre intende compiere questo viaggio.

L’incontro con le comunità latina e greco-cattolica in un Paese a maggioranza ortodossa. Un viaggio pastorale, ma che avrà anche un forte impulso ecumenico.

Sì, anche questa è una caratteristica che marca fortemente questo viaggio. Ricordiamoci che proprio venti anni fa, nel maggio del 1999, si recava in Romania san Giovanni Paolo II. Fu un viaggio che possiamo definire storico, perché aprì le porte anche per la visita ad altri Paesi a maggioranza ortodossa. Tutti ricordiamo il grido che salì dalla piazza: “Unità! Unità!”. Quello è stato certamente un primo passo, un passo fondamentale. Il viaggio del Papa di oggi si pone un po’ sulla scia; vuole essere un ulteriore passo in avanti in questo senso, lavorando — appunto — per l’ecumenismo. Mi pare che da un punto di vista ecumenico vadano sottolineate due cose: una prima realtà è quella della Romania come un crocevia dove si incontrano l’Europa Orientale e quella Occidentale, un ponte tra le varie realtà, come manifestato anche dal suo ricchissimo patrimonio artistico di cui veramente è dotata; la seconda cosa è l’aspetto della testimonianza comune. C’è già stato un ecumenismo, quello che il Papa chiama un ecumenismo del sangue, ovvero credenti che appartenevano sia alla Chiesa cattolica sia alla Chiesa ortodossa che hanno sofferto sotto il regime ateistico che conculcava la libertà religiosa e i diritti dei credenti. Quindi hanno già realizzato un’unità nella sofferenza, nel martirio. Noi speriamo che questi nostri fratelli che sono già in cielo a godere della gloria di Dio dopo aver sofferto sulla terra, possono aiutare a far proseguire questo cammino. Un segno bello sarà quello della preghiera del Padre Nostro tra il Papa e il Patriarca ortodosso della Romania.

Il Papa sarà abbracciato nel santuario mariano di Şumuleu-Ciuc in particolare dalla minoranza ungherese, concentrata in Transilvania. C’è chi parla, un po’ provocatoriamente, di un viaggio nel viaggio. È così?

In Romania possiamo utilizzare un’altra immagine che utilizzò già san Giovanni Paolo II quando parlò del giardino della Madonna, nel senso di un giardino variegato. Ci sono diverse comunità: pensiamo ai cattolici che sono i latini di diverse lingue: il romeno, l’ungherese, il polacco, il croato... poi c’è la comunità armena, la grande maggioranza che è costituita dagli ortodossi e varie etnie, tra le quali quella ungherese, che costituisce una presenza significativa. Credo che tutti conosciamo la sensibilità del Papa, il suo continuo appello al rispetto delle varie componenti, delle tradizioni, delle culture, dei costumi di ogni realtà, all’interno dell’unità di un Paese. Credo che il Papa farà un appello in questo senso, cioè al rispetto all’interno dell’unità del Paese. E nel santuario dove si recherà, questo appello risuonerà particolarmente forte; un appello a camminare insieme, come dice il motto di questo viaggio, superando le divisioni storiche e ritrovandosi tutti nell’unità della fede condivisa.

Lo ha anticipato lei, Francesco sarà in Romania venti anni dopo la visita di san Giovanni Paolo II. Oggi il Paese è inserito con speranza in un’Europa appena uscita dalle elezioni. Quale messaggio porta il Papa?

Credo che il Papa porti un messaggio di incoraggiamento. La Romania ha vissuto momenti difficili nella sua storia: l’occupazione straniera, il lungo periodo di ateismo... Dal 2007 è diventata parte dell’Unione Europea e ha dato un contributo notevole, a partire dal suo patrimonio culturale. Recentemente a Sibiu c’è stato un vertice nel quale è stata messa in rilievo l’importanza della pace, del lungo periodo di pace assicurato dall’Unione Europea, la prosperità e il progresso che questo ha comportato. Il Papa richiamerà naturalmente quelli che sono i valori fondanti di questa Europa e anche le radici cristiane, perché questi valori — la dignità della persona, la solidarietà — trovano la loro fondazione più ferma proprio nel patrimonio cristiano di cui anche la Romania è portatrice. Sarà quindi un incoraggiamento a continuare a dare il proprio contributo alla costruzione di questa Europa che, speriamo, diventi sempre più solida, fondata su valori fondamentali quali sono i valori cristiani.

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