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Il petrolio supera i cento dollari al barile

· C’è però un leggero calo dopo tre giorni di aumenti ·

Il prezzo del petrolio resta ai massimi da due anni e mezzo a questa parte, nonostante il lieve calo registrato oggi nelle Borse asiatiche e all’apertura di quelle europee, dopo quello già segnalato in nottata a New York mercato after hours (dopo la chiusura di Wall Street). Sui mercati asiatici, il petrolio è quotato a 101 dollari al barile.

Il massimo era stato raggiunto ieri, dopo tre giorni consecutivi di aumento, con una chiusura a Wall Street in rialzo del 2,6 per cento, cioè con una quotazione di 102,25 dollari al barile, la più alta dal settembre 2008.

Al rincaro, oltre ai fatti libici e alle speculazioni finanziarie che li stanno accompagnando, hanno contribuito anche i dati sull’inatteso calo delle riserve di carburanti Free statunitensi comunicati ieri dell’Energy Information Administration, il braccio informativo del dipartimento dell’Energia di Washington. Le scorte di petrolio sono diminuite di 364.000 barili, era previsto un incremento di 700.000 barili; quelle di benzina sono attestate a 234,71 milioni di barili, con una diminuzione di 3,59 milioni di barili, un decremento nove volte maggiore di quello di 400.000 barili previsto dagli analisti; gli stock di prodotti distillati sono a quota 159,19 milioni di barili, con un calo di 751.000 barili, rispetto a una flessione stimata in 400.000 barili.

Il leggero calo in atto dopo tre giorni di rincari, oltre che agli assestamenti di mercato, potrebbe essere dovuto anche agli interventi dell’Opec, l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio. Già ieri, infatti, l’Opec aveva ipotizzato un trend dei prezzi in calo in seguito al suo annuncio di un aumento della produzione per compensare i tagli alle forniture libiche interrotte. L’indicazione, peraltro, non aveva avuto ieri riscontri borsistici.

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24 agosto 2019

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