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Quando
manca l’acqua

· ​In Africa le prime vittime sono soprattutto donne e bambini ·

«Femminilizzazione della povertà idrica in Africa» è il tema di una riflessione pubblicata recentemente dalla Rete ecumenica per l’acqua (Ecumenical Water Network, Ewn). L’autrice, anglicana del Kenya, è la moderatrice del comitato centrale del World Council of Churches, prima donna a ricoprire tale incarico. Ne riprendiamo ampi stralci tratti dall’ultimo numero de «il Regno».


Da ragazza sono cresciuta in una zona rurale nel Kenya occidentale, dove non avevamo acqua potabile. Ogni giorno andavamo al fiume vicino a prendere l’acqua per il nostro uso domestico, utilizzando vasi che portavamo sulla testa. Nel pomeriggio portavamo il bestiame dei nostri padri allo stesso fiume per bere acqua. Durante gli anni delle superiori e dell’università sono andato in città, dove c’era acqua potabile accessibile e in abbondanza. Potevamo fare il bagno tutte le volte che volevamo, lavare i nostri indumenti e nuotare. Durante gli anni di studio in Svezia, l'acqua era ovunque: nelle tubature (calda e fredda), nelle piscine, nei fiumi, nei laghi e nel mare.
Negli ultimi quarant’anni, lavorando per la Chiesa e come consulente per lo sviluppo, ho vissuto molte esperienze con le donne in varie parti dell’Africa, donne delle zone rurali, che costituiscono la maggioranza della popolazione in Africa, in ogni angolo del Kenya, dell’Africa orientale, in Etiopia, Sud Sudan, nel Congo e nell'Africa meridionale. In queste aree la scarsità e la difficile accessibilità dell’acqua e la povertà sono reali e pesanti.
Secondo il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (2016), «l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienici e a quelli sanitari è un diritto umano, ma miliardi di persone devono ancora affrontare quotidianamente difficoltà per accedere anche ai servizi più basilari. Circa 1,8 miliardi di persone nel mondo utilizzano una fonte di acqua potabile contaminata da materiale fecale. Circa 2,4 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici di base, come i bagni o le latrine. La scarsità d’acqua colpisce più del 40% della popolazione mondiale e si prevede che aumenti». Inoltre, la scarsità di acqua, la sua qualità insufficiente e servizi igienici inadeguati influiscono negativamente sulla sicurezza alimentare, sulle scelte di sussistenza e sulle opportunità educative per le famiglie povere in tutto il mondo. La siccità affligge alcuni dei paesi più poveri del mondo, peggiorando la fame e la malnutrizione. Entro il 2050 almeno una persona su quattro rischia di vivere in un paese colpito da carenze croniche o ricorrenti di acqua dolce. L’impatto economico del non investire in acqua e servizi igienico-sanitari è pari al 4,3% del pil dell’Africa subsahariana.

di Agnes Abuom

 

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15 dicembre 2017

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