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Il pericolo
di un Vangelo diverso

· In un articolo della Civiltà Cattolica sulla teologia della prosperità ·

Gesù non promette salute e ricchezza ai suoi discepoli. Per questo non c’è nulla di più distante e, anche di pericoloso, per la fede cristiana che il criterio dell’efficienza e della funzionalità che fatalmente finisce per trasformare anche la Chiesa in una sorta di impresa multinazionale. È quanto sostengono padre Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa in un articolo dedicato alla “teologia della prosperità” che verrà pubblicato sul prossimo numero della Civiltà Cattolica. Un testo, assai critico, ricco di dati e di riferimenti al contesto soprattutto americano, che già dal titolo mette in guardia dal «pericolo di un “vangelo diverso”». E che fa propri i numerosi interventi pronunciati in questo senso da Papa Francesco.

Folla a una predica del pastore protestante statunitense Joel Osteen

Per “teologia della prosperità”, viene spiegato nell’articolo anticipato oggi nel circuito dell’informazione, s’intende una corrente teologica neo-pentecostale evangelica oggi molto in voga. Negli Stati Uniti milioni di persone frequentano assiduamente “mega-chiese” che diffondono questa teologia. E nomi come Oral Roberts, Pat Robertson, Benny Hinn, Robert Tilton, Joel Osteen, Joyce Meyer «hanno accresciuto la propria popolarità e ricchezza a forza di approfondire, enfatizzare ed estremizzare questo vangelo». Il nucleo di tale “teologia” è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Tuttavia, il rischio di questa forma di «antropocentrismo religioso», è quello «di trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico ed eminentemente sensazionalistico e pragmatico». In questo senso, è questa la conclusione a cui giunge il quindicinale dei gesuiti, il «vangelo della prosperità» è molto lontano dall’insegnamento di san Paolo: «Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Corinzi, 8, 9). Ed è pure molto lontano da quella «profezia positiva e luminosa» che prende il nome di American dream, il sogno americano. Non solo, la teologia della prosperità è lontana anche dal «sogno missionario» dei pionieri americani, e ancor più dal messaggio di predicatori come Martin Luther King e «dal contenuto sociale, inclusivo e rivoluzionario» del suo più memorabile discorso.

Fabrizio Contessa

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18 marzo 2019

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