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La strada di casa

· Newman e la parabola del figlio prodigo ·

Benedetto XVI parla della parabola dei due fratelli e del padre buono come «forse la più bella parabola di Gesù». E Papa Francesco accenna spesso a tale parabola per richiamare «la misericordia infinita di Dio». Oggi molti conoscono questa parabola, ma non sempre percepiscono il suo vero contenuto. John Henry Newman (1801-1890) da giovane pastore anglicano tenne due sermoni in cui spiegò l’atteggiamento interiore dei due fratelli. In questa meditazione cerchiamo di cogliere il messaggio del primo di questi sermoni, intitolato Il pentimento cristiano, pronunciato il 20 novembre 1831. Nello stile dei padri della Chiesa, Newman descrive il cammino del figlio prodigo come il cammino di tutto il genere umano: ciascuno di noi è caduto, ciascuno di noi si è allontanato dal Padre, ciascuno di noi è chiamato a riaprirsi all’amore misericordioso del Padre.

Marc Chagall «Il figliol prodigo» (1975-1976)

Questo cammino di ritorno, tuttavia, non accade senza la collaborazione umana e non si realizza sempre, come nella parabola, in un momento determinato. Newman caratterizza il ritorno al Padre come un cammino di pentimento, un impegno che non è mai terminato: «Il pentimento è un’operazione che si sviluppa in tempi diversi, soltanto gradualmente, e arriva a perfezione con molti capovolgimenti; è un’operazione che non è mai completa; il più perfetto tra i cristiani è, per se stesso, soltanto un principiante, un figlio prodigo della penitenza che ha sperperato i doni di Dio».
Newman cerca poi di delineare la natura del vero pentimento. Mette al centro la parola del figlio prodigo: «Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni» (Luca, 15, 18-19). Un garzone può essere paragonato a un servo chiamato a compiere il suo dovere. Quando un uomo comincia ad accorgersi della propria peccaminosità e decide di prendere la strada di una vita nuova, si domanda: che cosa devo fare? A un tale uomo occorre consigliare tra l’altro, dice Newman, «di andare in chiesa regolarmente, di dire le sue preghiere al mattino e alla sera e di leggere con sicura determinazione le sacre Scritture». Dato che era abituato a fare quel che gli piaceva e a vivere lontano da Dio, quest’uomo percepisce questi doveri all’inizio come un peso: «Tale è lo stato di coloro i quali sono all’inizio dell’obbedienza religiosa. Ma il fare tutto questo implica che ci sia davvero la fede». 

di Hermann Geissler

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26 maggio 2019

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