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Il pentagono dell'ospitalità

· ​A proposito di un quadro ·

«Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale» (Ebrei 13, 1-3). Non dimenticare l’ospitalità. Sia questo il faro delle nostre vite, delicato e irregolare pentagono. 

Il ricordo giustifica l’ospitalità. La sicurezza, la dolcezza, l’ascolto e la curiosità la sostengono. Solo i coraggiosi ne sono capaci. Ed è il primo lato.

Aldo Carpi, «Madonna con Bambino e teatranti» (1971)

Perché l’ospitalità implica — oltre all’apertura — il confronto, primo possibile elemento di destabilizzazione. Prima fonte di fragilità perché tendiamo a voler mettere al sicuro la nostra identità, vivendo nel terrore di sbriciolarci quando accogliamo e lasciamo davvero spazio agli altri. E siamo al secondo lato.
Paul Ricouer — terzo lato — ha raccontato il miracolo dell’ospitalità sotto la forma della traduzione. «Attraverso la traduzione cominciamo a capire che quello che si dice nella nostra lingua può essere detto anche in un’altra; al tempo stesso in quella lingua viene detta un’altra cosa che forse nella mia non posso dire. Parlando della traduzione, non do solo un esempio, ma già un modello di ospitalità. Tradurre è abitare un’altra lingua: l’altra lingua nella nostra».
Si parte per tornare. L’ospitalità è la condivisione dello stare nella nostra casa. È la messa in comune dell’atto di abitare tra le nostra mura. Non sarebbe ospitalità, quella di aprire la porta della stanza dell’albergo in cui transitiamo. Quarto lato.
Violazione dell’ospitalità è violazione dell’amicizia. La guerra più celebre dell’antichità inizia con il rapimento di Elena. I greci avevano costruito l’idea di un diritto reciproco a trovare alloggio e protezione gli uni gli altri: è questo reciproco diritto che Paride viola. E che Menelao è incapace di perdonargli. Che il quinto lato possa essere la capacità di perdonare ed essere perdonati.
Questo pentagono assume, per noi, le fattezze di un quadro, Madonna con Bambino e teatranti: è il 1971 quando Aldo Carpi firma questo disegno che narra dell’accogliere, e dell’essere accolti. L’ingresso di Maria nella stanza coglie di sorpresa un gruppo di personaggi del circo, intenti nei preparativi di uno spettacolo. Ma il lavoro viene interrotto e una sedia prontamente offerta all’ospite di riguardo. L’incedere lento e composto di Maria si contrappone al disordinato e rumoroso gruppo di clown. Nell’accoglienza reciproca, si compie l’incontro.

di Giulia Galeotti

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17 settembre 2019

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