Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Il peccato separa
da Dio e dai fratelli

· ​All’udienza generale il Papa parla dell’atto penitenziale che introduce la messa ·

«Il peccato taglia il rapporto con Dio e con i fratelli, il rapporto nella famiglia, nella società, nella comunità»: insomma «il peccato separa, divide». Lo ha sottolineato Papa Francesco aggiungendo alcune considerazioni a braccio al testo della catechesi preparato per l’udienza generale di mercoledì 3 gennaio — la prima del 2018 — svoltasi nell’aula Paolo VI.

Eduardo Kingman, «Mundo sin respuestas»

Nel riprendere le catechesi dedicate all’importanza della celebrazione eucaristica per la vita cristiana, il Pontefice si è soffermato sull’atto penitenziale, con il quale, all’inizio della messa, i fedeli riconoscono di essere peccatori «davanti a Dio e ai fratelli».

Ne è scaturita una severa critica ai presuntuosi. «Che cosa può donare il Signore — si è infatti domandato Francesco — a chi ha già il cuore pieno di sé, del proprio successo?». La risposta è stata senza appello: «Nulla, perché il presuntuoso è incapace di ricevere perdono, sazio com’è della sua presunta giustizia». Mentre, al contrario, «chi è consapevole delle proprie miserie e abbassa gli occhi con umiltà, sente posarsi su di sé lo sguardo misericordioso di Dio». E di conseguenza «solo chi sa riconoscere gli sbagli e chiedere scusa riceve la comprensione e il perdono degli altri».

Successivamente il Papa ha fatto notare come «le parole che diciamo con la bocca» nell’atto penitenziale siano «accompagnate dal gesto di battersi il petto, riconoscendo che ho peccato proprio per colpa mia, e non di altri». Del resto, ha aggiunto, «capita spesso che, per paura o vergogna, puntiamo il dito per accusare altri». E sebbene costi «ammettere di essere colpevoli», comunque «ci fa bene confessarlo con sincerità». In proposito Francesco ha confidato un ricordo personale, un aneddoto raccontato da un vecchio missionario, relativo a una donna che andando al confessionale aveva cominciato a raccontare gli sbagli del marito, della suocera e dei vicini. Al punto che il confessore ha osservato: «Lei ha finito con i peccati degli altri. Adesso incominci a dire i suoi».

Infine Francesco ha indicato «luminosi esempi di figure “penitenti” che, rientrando in sé stessi dopo aver commesso il peccato, trovano il coraggio di togliere la maschera e aprirsi alla grazia»: come il re Davide, il figlio prodigo, san Pietro, Zaccheo, la donna samaritana. Per concludere che «misurarsi con la fragilità dell’argilla di cui siamo impastati» e «fare i conti con la nostra debolezza» è «un’esperienza che fortifica».

L’udienza generale 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 gennaio 2018

NOTIZIE CORRELATE