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Il parlamento degli uccelli

· Geoffrey Chaucer e la tradizione di san Valentino ·

Peccato che Geoffrey Chaucer sia noto, a livello divulgativo, attraverso una sola opera, The Canterbury Tales , letta in toni banalmente licenziosi. Non era così nelle intenzioni di Pasolini; non era così nella sofisticata Boston di fine Ottocento, dove la Cambridge School, tuttora attiva, si ispirò esplicitamente a lui nel motto Truth and Gentil Dedes , trovandovi la mediazione a nobili ideali ancora attuabili sia a livello individuale sia comunitario. La lingua è il medioinglese letterario, impregnato di latino e di francese, precedente il Great Vowel Shift — da studenti si usava dire che «si legge come è scritto»: indicazione, oltre che linguisticamente impropria, operativamente difficile più di quanto si pensi.

Per una rilettura, anzi lettura, corretta e completa di Geoffrey Chaucer (morto a Londra nel 1400 verso i sessant'anni), è uscita nel 2000, a cura del suo massimo studioso italiano Piero Boitani, con note di Emilia Di Rocco l'edizione delle Opere in due volumi (Torino, Einaudi, «I Millenni»). Vincenzo La Gioia, autore della splendida versione, per pochi mesi non ha fatto in tempo a veder tradotti in stampa i suoi vent'anni di fatica; Boitani lo affida con un envoy ai lettori: «Giacché d'amore conoscete l'arte». Insieme avevano ripercorso non solo I racconti di Canterbury — che occupano le quasi duemila pagine del secondo volume — ma Il libro della duchessa , La casa della fama , Il parlamento degli uccelli , La leggenda delle donne eccellenti , Troilo e Criseida . Le opere che si usa definire minori, ma che tali non sono quasi mai.

The lyf so short, the craft so long to lerne . L'incipit e i sette endecasillabi della prima strofa forniscono le molte chiavi del Parliament of Fowls : letteraria e allegorica, parodistica e onirica, visionaria e metaletteraria. Antefatto è la lettura del Somnium Scipionis ciceroniano (nel Commentario di Macrobio): l'Africano insegna al più giovane Scipione come «alla lor morte i giusti andranno in cielo», gli mostra la terra «piccina a fronte del gran metro astrale» e gli addita la via al paradiso: «Volgi ogni tuo sforzo e ogni agire / per il bene comune perseguire».

Venuta sera, Geoffrey si addormenta e sogna a sua volta l'Africano, che lo guida in «un bel giardino dalle verdi mura» cui però dà accesso un duplice «Per me si va»: locus amoenus , «dove il verde Maggio eterno dura», ma anche luogo della paura e della sterilità.

Spinto dall'Africano, il poeta si risolve a entrare e scorge, a perdita d'occhio, «alberi fronzuti a verdeggiare, / che di smeraldi sembrano coperti». Una vertigine della lista o dell'illimitato coinvolge lettore e sognatore: frassino, quercia, olmo, bosso, agrifoglio e abete, cipresso, tasso, ulivo e pioppo, vite e palma — enumeratio nordica ma anche mediterranea con ramificazioni esotiche, sia pure di maniera.

«È di san Valentino oggi la data»: tra personificazioni sacre e profane recuperate dal Chaucer preumanista, ogni ramo è in boccio, scorrono acque, «c'è sempre la dolcezza del mattino» e, quel che più conta, «su tutti i rami cantano gli uccelli» per scegliersi, oggi, una compagna. Aquila reale e «aquile di stato dozzinale»; astore, falcone, sparviere e colomba, cigno e gufo, gru, ghiandaia e airone, passero e usignolo e rondine; «le tortore che son marito e moglie», «cuculo snaturato ed oca attenta», cicogna, cormorano, corvo e tordo, disposti «come la Natura loro inclina». E «sulla cima di un colle tutto fiori», in «veste vaporosa», siede lei stessa: «Natura, qual di Dio rappresentante, / che caldo e freddo ha unito, e grave e lieve, / bagnato e secco, in armonia costante». Sotto la sua guida parte un torneo verbale: tre aquilotti si contendono, ognuno protestandosi più degno, l'aquila di nobilissimo lignaggio che Natura stessa regge, e che reagisce arrossendo pudicamente.

Gli altri uccelli cominciano a rumoreggiare, impazienti, e il bosco stesso stormisce. Segue un vero e proprio vivacissimo parlamento, nel quale ogni classe d'uccelli delega un rappresentante. Constatando che non si raggiunge un accordo, Natura delibera di lasciare all'aquila stessa la scelta, e costei chiede un anno di dilazione. Il congresso è sciolto e gli uccelli partendo «si abbracciano con l'ali in apertura», mentre un coro scelto intona un rondò: «San Valentino, tu che in alto stai, / gli uccelli per te cantano corali: / ben vieni, estate, che col sole fai / sparire dell'inverno i temporali».

Si è cercato di associare il poemetto ai fidanzamenti che collegavano le corti europee, da Anna di Boemia a Maria di Francia; vi si è voluta leggere una traccia, non inverosimile, di satira sociale e politica. Più probabilmente, come riconoscono gli studiosi (pur non concordando sulla data), fu uno dei primi componimenti d'occasione per la festa dell'amore, di cui si hanno altri esempi in Gower, Lydgate, de Grandson e Charles d'Orléans, e nello stesso Chaucer.

Al lettore d'oggi può venire in mente il recentissimo romanzo di Nicholas Drayson Guida agli uccelli dell'Africa orientale (Casale Monferrato, Piemme, 2009, traduzione di Velia Februari, pagine 25, euro 16), dove il birdwatching è cornice di una cavalleresca storia d'amore tra protagonisti di età non più verde. Ma il lettore tardomedievale aveva ben presenti sia la visione d'amore sia il council or parliament of birds , riconoscendovi motivi codificati.

Mediatore culturale oltre che diplomatico, esperto di Dante e Petrarca e Boccaccio, Chaucer attinge liberamente, talora palesemente, alle tradizioni francese, latina e italiana, con le relative stratificazioni. Lo studioso di origine afgana Idries Shah ravvisava collegamenti tra Chaucer, Rumi e soprattutto Attar, il poeta e mistico persiano del XII secolo, rapportando i trenta pellegrini dei Canterbury Tales ai trenta uccelli che cercano Simurgh (espressione che significa a sua volta «trenta-uccelli», con evidente simbolismo).

Più marcata sarebbe allora la parentela con The Parliament of Fowls : la felice espressione Il verbo degli uccelli con cui Carlo Saccone intitola la sua edizione italiana di Farid ad-Din Attar (Milano, SE, 1986) traduce una espressione praticamente identica.

L'upupa, in Attar «messaggera del divino» e guida dei volatili, compare nel Corano come messaggera di conversione tra Salomone e la regina di Saba. Possibili piste di ricerca? Sicuramente segni della vitalità del mondo che Chaucer traghettava verso la modernità.

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