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Il paradosso dell’abbondanza

· Francesco denuncia lo spreco alimentare e invoca politiche coraggiose per superare l’inequità e tutelare l’ambiente ·

C’è cibo per tutti ma non tutti possono mangiare

C’è cibo per tutti ma non tutti possono mangiare, mentre continuano lo spreco e lo scarto alimentare: è «il paradosso dell’abbondanza» denunciato da Papa Francesco in un videomessaggio inviato ai partecipanti alla giornata di lavoro dedicata alle «Idee di Expo», che si svolge sabato 7 febbraio a Milano.

Ribadendo l’invito a «superare la tentazione dei sofismi, dei nominalismi, di quelli che cercano di fare qualcosa ma senza la concretezza della vita», il Pontefice ha suggerito «tre atteggiamenti concreti» per affrontare il problema dell’alimentazione del pianeta. Anzitutto ha esortato ad andare oltre il «pragmatismo emergenziale» che impedisce di guardare alle «cause strutturali» della povertà. «Ricordiamoci — ha ammonito — che la radice di tutti i mali è l’inequità», alle cui origini c’è il dominio della «legge della competitività per cui il più forte ha la meglio sul più debole». Siamo di fronte, insomma, a un sistema economico che «uccide», perché lascia prevalere non solo la logica dello «sfruttamento» ma anche quella dello «scarto»: gli esclusi diventano «rifiuti» e «avanzi». Da qui l’indicazione di due scelte prioritarie: «rinunciare all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e agire anzitutto sulle cause strutturali della inequità».

Il Papa ha inoltre riproposto la dimensione della carità come essenziale per «una sana politica economica». I «pilastri» dell’amministrazione della cosa pubblica, secondo Francesco, vanno ricercati nella dignità della persona umana e nel bene comune. «Siate coraggiosi — ha raccomandato — e non abbiate timore di farvi interrogare nei progetti politici ed economici da un significato più ampio della vita, perché questo vi aiuta a servire veramente il bene comune e vi darà forza nel moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo»,

Infine il Pontefice si è soffermato sulla necessità di «realizzare un mondo equo e solidale» senza perdere di vista l’origine e la finalità dei beni della terra, che — ha ricordato — «ci è stata affidata perché possa essere per noi madre, capace di dare quanto necessario a ciascuno per vivere». Dunque non siamo «padroni» ma «custodi» della terra: non si tratta infatti di «un’eredità che noi abbiamo ricevuto dai nostri genitori» ma di «un prestito che fanno i nostri figli a noi, perché noi la custodiamo e la facciamo andare avanti e riportarla a loro».

«La terra — ha incalzato il Papa — è generosa e non fa mancare nulla a chi la custodisce. La terra, che è madre per tutti, chiede rispetto e non violenza o peggio ancora arroganza da padroni. Dobbiamo riportarla ai nostri figli migliorata, custodita, perché è stato un prestito che loro hanno fatto a noi». Un impegno che, secondo Francesco, non è «esclusivo dei cristiani» ma «riguarda tutti». E richiede un atteggiamento di «bontà» e «tenerezza», per non lasciare che «segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo».

Il testo del videomessaggio

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21 novembre 2019

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