Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il paradosso della crisi

· L'ingratitudine del sistema finanziario dopo il salvataggio ·

Dopo la crisi finanziaria globale ecco la crisi dei debiti sovrani con il rischio che l'episodio greco generi effetti contagio sulle finanze appesantite di Portogallo e Spagna e, via via, di altri Paesi. Persino sui due big anglosassoni — Stati Uniti e Regno Unito — si addensano nubi minacciose a causa delle finanze pubbliche improvvisamente appesantite dalla risposta alla crisi. E questo nonostante la tripla A sul debito americano a opera delle agenzie di rating.

I commenti degli osservatori sul secondo atto della crisi — quella appunto dei debiti sovrani — sembrano dimenticare il primo atto, quello della finanza globale. La crisi scoppia, per una coincidenza tutt'altro che fortuita, nel momento in cui la quota di reddito dell'un per cento dei più ricchi, dopo una progressiva crescita, arriva negli Stati Uniti ad appropriarsi del ventuno per cento del reddito prodotto. Soltanto in un altro anno nefasto — il 1929 — questa quota aveva toccato tale picco per poi declinare nei decenni successivi. La coincidenza suggerisce che il sistema economico non può andare oltre una certa soglia di concentrazione del reddito. L'economia è sospinta dai consumi di massa e non dagli acquisti dei super ricchi: un reddito troppo concentrato verso l'alto è causa e sintomo di un'economia reale che non ce la fa a seguire le promesse di quella finanziaria.

Soprattutto in America sì è cercato di sostenere l'economia reale attraverso l'indebitamento sempre più pesante di famiglie e imprese e con un comportamento delle grandi banche d'affari sempre più rischioso. L'emblema di questo atteggiamento è la Lehman Brothers, l'istituzione finanziaria americana che prima di fallire aveva un rapporto tra indebitamento e capitale proprio di 31 a 1 e, nonostante ciò, un rating di massima affidabilità sulle proprie attività.

Cosa succede dopo il fallimento della Lehman? Per evitare il collasso di tutti gli altri intermediari finanziari e dell'intero sistema i Governi e le banche centrali si svenano per costruire fondi di garanzia, acquistare derivati senza più valore, attenuare le conseguenze sociali della crisi. Il risultato è un brusco peggioramento dei debiti pubblici e dei deficit. Si disse allora che gli errori degli intermediari finanziari più spregiudicati erano stati pagati dagli Stati a spese dei contribuenti.

Il paradosso è che le abbondanti munizioni fornite dagli Stati e dalle banche centrali agli intermediari finanziari in difficoltà, tramite interventi diretti e una politica monetaria accomodante, vengono oggi utilizzate contro gli Stati stessi. I salvatori si indeboliscono per intervenire in soccorso di chi viene salvato e quest'ultimo approfitta della loro debolezza per attaccarli.

La risposta delle istituzioni per riportare al centro la persona e promuovere il bene comune sarebbe molto semplice. Ora che il sistema finanziario si è ripreso, sono molti a pensare che esso andrebbe tassato e regolamentato per recuperare quanto prestato dagli Stati nei momenti di massima difficoltà. La situazione è così limpida nei suoi paradossi da aver conquistato alle tesi della tassazione delle banche o delle transazioni finanziarie il Fondo monetario internazionale — con le due proposte della Financial Stability Contribution e della Financia Asset Tax — alcuni Paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito e l'amministrazione statunitense.

Se ovviamente la disciplina di bilancio, la trasparenza e correttezza degli indicatori di spesa e il patto fiscale tra cittadini e Governi sono valori da ribadire in questo delicato frangente non è possibile prendersela con il bagnino che rischia di affogare trascinato a picco dal bagnante, dimenticando il suo tentativo di soccorrerlo.

In questi mesi si gioca una partita decisiva per ricuperare misura e proporzioni tra politica, finanza ed economia reale. L'alternativa è tra il caos e le regole.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE